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Meno tasse agli imprenditori under 35

di Mario Sensini

ROMA — Via libera del governo al decreto da 47 miliardi che servirà per ridurre il deficit, ma anche per sostenere lo sviluppo, e alla delega per la riforma del fisco, che sarà attuata nell’arco del prossimo triennio, con la garanzia che non abbia impatto negativo sui conti pubblici. Confermate quasi tutte le indiscrezioni della vigilia, con qualche novità, a cominciare dal nuovo regime fiscale, che prevede una tassazione a forfait del 5%per 5 anni, per le imprese create dai giovani fino a 35 anni e le imprese di nuova costituzione. «È una manovra di buon senso, costruita con la collaborazione di tutti i ministri, che non ha come obiettivo quello di tenere in vita il governo, che resterà in carica fino a fine legislatura. È una manovra fatta per rispettare gli impegni europei e le obbligazioni che ci vengono dal mercato. Un Paese veramente solido non deve vivere al di sopra delle proprie possibilità» ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al termine della riunione, facendo riferimento alle posizioni del presidente della Repubblica. Il governo è aperto alle modifiche parlamentari, anche dell’opposizione, ma deciso a portare a casa il risultato, tanto che «alla fine — ha detto il premier — sarà posta la questione di fiducia» . «Nessuno ci ha mai chiesto il pareggio nel 2011. Per quest’anno abbiamo fatto quello che è stato concordato con la Ue e considerato ragionevole sui mercati. Nel biennio 2011-2012 centriamo gli obiettivi— ha detto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti — perché la manovra l’abbiamo fatta l’anno scorso. E oggi completiamo il percorso del risanamento. Dal 2008 al 2014 abbiamo recuperato 170 miliardi di euro per arrivare al pareggio, e oggi siamo a tre quarti del cammino» , ha aggiunto. Gran parte delle risorse per la correzione del deficit arriveranno dai tagli di spesa, tra i quali spiccano quelli agli enti locali (quasi 10 miliardi tra il 2013 e 2014) scesi immediatamente sul piede di guerra e pronti a dichiarare «la fine del federalismo fiscale» . Alla scure dei tagli non scappano, neanche stavolta, i ministeri. Cambia solo il metodo. Entro settembre ciascun ministro dovrà presentare il proprio piano di risparmi da inserire nella legge di Stabilità. E s’interverrà d’imperio solo se questi piani non dovessero essere convincenti. Confermate le misure sulla sanità, con la reintroduzione dei ticket, e sulle pensioni, con l’anticipo al 2014 dell’agganciamento automatico dell’età di pensione alle speranze di vita, e l’equiparazione dell’età tra uomini e donne nel settore privato, ma dal 2020 e con molta gradualità: le donne arriveranno ad andare in pensione a 65 anni solo nel 2032. La manovra interviene anche nel pubblico impiego, con la proroga del blocco delle assunzioni e degli aumenti contrattuali anche per il 2013. E sui dipendenti pubblici ci sarà una nuova stretta sulle assenze, con la "visita fiscale"che potrà scattare fin dal primo giorno della dichiarata malattia. Tra le novità, le «norme fiscali» per accompagnare il nuovo modello contrattuale concordato da sindacati e Confindustria, e la conferma per il 2012 delle agevolazioni fiscali sui premi di produttività. Passa anche il superbollo per le auto di grossa cilindrata (potenza superiore a 225 kw), mentre è stata accantonata la tassa del 35%sulle operazioni speculative delle banche, così come l’imposta dello 0,15%sulle transazioni finanziarie. Al suo posto, per recuperare gettito, ci sarà un aumento dell’Irap per le banche, le assicurazioni e le società finanziarie, un aumento della tassazione sulle attività estere (paradisi fiscali) e un aumento del bollo sul "dossier titoli", il cassetto bancario dove vengono depositati e mantenuti i titoli dei clienti. La manovra, come previsto, contempla anche un nutrito pacchetto di misure per ridurre i costi della politica. Si va dal taglio degli stipendi di tutti gli eletti (anche negli enti locali) che saranno parametrati alla media dei sei più grandi Paesi della zona euro, alla limitazione degli aerei blu, riservati solo ai presidenti della Repubblica, al premier, ai presidenti di Camera, Senato e della Corte di cassazione. Le nuove auto blu della politica potranno avere una cilindrata massima di 1.600 cc, mentre è prevista un’ulteriore decurtazione del 10%del finanziamento ai partiti politici, nonché l’accorpamento delle tornate elettorali nell’election day (esclusi i referendum).

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