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Meno studi e più evadi

La propensione all’evasione fiscale è maggiore tra i capifamiglia con bassi livelli di istruzione e basso reddito, gli anziani e i residenti del Sud e delle Isole. La propensione è aumentata in media ovunque, soprattutto al nord e tra pensionati e disoccupati, così come tra i giovani sotto i 30 anni, probabilmente a causa della diffusione del lavoro precario in questa fascia di età. Lo evidenzia uno studio della Banca d’italia («Cosa pensano gli italiani dell’evasione fiscale?») che riporta i risultati di un’analisi su quattro diverse indagini campionarie, condotte tra il 1992 e il 2013 sulle opinioni sull’evasione fiscale dei cittadini italiani. Nel sottolineare la rilevanza del problema dell’evasione fiscale in Italia, lo studio ricorda che, secondo il Mef, l’evasione fiscale e contributiva complessiva nel periodo 2014-2016 ammontava a circa 110 miliardi di euro con una quota di imposte e contributi evasi sul totale dovuto pari a circa un terzo. L’indagine ha analizzato l’evoluzione delle opinioni dei cittadini italiani sull’evasione fiscale dal 1992 al 2013, dimostrando come, se da un lato la consapevolezza dei cittadini circa la gravità dell’evasione sembra essersi rafforzata nel tempo (il 90% dei cittadini intervistati nel 2013 considerava l’evasione un problema serio), dall’altro anche la propensione all’evasione sembra essere aumentata. Per esaminare la propensione a evadere lo studio ha utilizzato l’Analisi delle Componenti Principali per costruire un indicatore sintetico di propensione, che riunisce valutazioni morali e altri giudizi personali riguardanti gli obblighi fiscali. Tornando ai risultati, l’alta propensione dei lavoratori autonomi all’evasione registrata negli anni novanta è diminuita nel 2013. Per quanto riguarda la disponibilità a giustificare il comportamento evasivo, l’Italia si trova in una posizione intermedia a livello internazionale, superiore alla media invece la percezione della diffusione del fenomeno nella società. L’analisi ha poi esplorato il legame tra l’indice di evasione fiscale e alcune variabili considerate come indicatori dell’evasione fiscale effettiva, confermando, fra le altre cose, che una maggiore propensione all’evasione fiscale corrisponde ad una maggiore quota di consumi pagati in contanti. Viene infine sottolineato come la relazione tra opinioni e comportamenti evasivi lascia aperta la questione relativa alla possibilità di combinare ai tradizionali strumenti di lotta all’evasione fiscale basati sulla deterrenza, misure volte a facilitare l’adempimento volontario degli obblighi fiscali e a contrastare gli aspetti culturali e ambientali che favoriscono la propensione all’evasione dei contribuenti. Come sottolineato dall’Ocse, la promozione di forme spontanee di adesione agli obblighi fiscali dovrebbe essere una delle principali preoccupazioni delle autorità fiscali.

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