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Meno soffiate in azienda

In calo le soffiate in azienda per contrastare i crimini finanziari. In Italia il 13% dei crimini attinenti alle imprese (erano il 35% nella precedente rilevazione) vengono scoperti attraverso le indicazioni di dipendenti o con il controllo interno, un dato però che, secondo quanto illustrato da Pwc nell’illustrare i risultati della VI survey sul crimine finanziario non deve far pensare a un peggioramento della situazione. «Da un lato c’è la maggiore sensibilità del problema da parte delle forze dell’ordine che intervengono prima della segnalazione, dall’altro però c’è anche la complessità normativa che crea qualche difficoltà nel far sentire protetti e tutelati chi dovrebbe con le soffiate segnalare il problema», osserva Alberto Beretta, partner forensic services di Pwc.

L’analisi di Pwc giunta alla VIII edizione ha preso in esame le risposte di 6.300 imprese a livello mondiale, di cui 142 italiane.

Sul fronte di casa nostra un’azienda su cinque (21%) ha subito frodi economico-finanziarie negli ultimi due anni mentre a livello mondiale le aziende che hanno subito attacchi sono il 36%.

In Italia, la categoria di frode più diffusa resta l’appropriazione indebita, che rappresenta il 70% circa delle frodi dichiarate (65% nel 2014), con un incremento del 5%, seguita dalla corruzione in crescita al 23% (13% nel 2014). Al terzo posto si conferma il cybercrime, riportato nel 20% dei casi (22% nel 2014).

Un attacco che si traduce in un rilevante danno economico in quanto il costo finanziario di ciascuna frode è in aumento. Secondo il campione intervistato da Pwc, il 14% ha subito perdite per oltre un milione di dollari negli ultimi due anni. E in Italia il 27% delle imprese dichiara di aver subito danni superiori al milione di euro.

Passando ai metodi utilizzati dalle imprese per individuare le frodi è emerso che nel 47% dei casi si è attivato il sistema di controllo interno rappresentato dall’interna audit, dal monitoraggio delle transazioni sospette, dal fraud risk management, dalla security aziendale e dalla rotazione del personale. Mentre nel contesto più ampio di cultura aziendale le frodi intercettate tramite il whistleblowing, le cosidette soffiate interne ed esterne (comunicazioni ricevute tramite canali non formalizzati nell’ambito delle procedure interne) sono state il 13% in forte calo rispetto al 2014 quando erano state il 35%. E proprio la novità normativa del whistleblowing sta ancora muovendo i primi passi. Solo il 3% ha infatti utilizzato quel canale: «Al momento le segnalazioni avvengono ancora», si legge nella survey, «in prevalenza tramite i canali tradizionali».

Ma chi è il frodatore tipo?

Dalla ricerca emerge un preciso identikit. Maschio, laureato con tre-cinque anni di servizio in età tra i 31 e 40 con una posizione dirigenziale di middle management.

In Italia i settori più colpiti sono quelli più regolamentati: energia, utilities, e industria mineraria, servizi finanziari, manifatturiero e servizi professionali.

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