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Meno risparmi, giù il potere d’acquisto

MILANO — In discesa. La propensione al risparmio delle famiglie nel secondo trimestre si è fermata all’8,1%, record negativo dal 1999 (da quando sono disponibili i dati), con una diminuzione di 0,6 punti rispetto al primo trimestre 2012 e di -0,5 punti sul corrispondente periodo del 2011.
Tredici anni fa la capacità di mettere da parte dei risparmi era pari al 13,6% ed è andata aumentando fino a toccare la punta del 15% nel quarto trimestre 2005, per poi cominciare a calare. Ma allora non c’era la crisi economica e il mercato del lavoro non era in difficoltà. La fotografia dell’Istat sulle finanze delle famiglie italiane mostrata ieri è negativa e riflette la più generale congiuntura economica: il reddito disponibile rispetto a un anno fa è calato dell’1,5%, mentre il potere di acquisto, tenuto conto dell’inflazione, registra un -4,1% in confronto al secondo trimestre 2011 e la spesa per consumi finali è scesa dell’1%. Invariato invece il tasso di investimento, al 6,8%, comunque ai minimi dal 2004.
Sono numeri che hanno spinto la Confesercenti a parlare di «caduta libera del potere d’acquisto». L’associazione dei commercianti punta il dito contro «l’insopportabile aumento della pressione fiscale e quello delle tariffe, il cui peso — secondo una loro analisi — ha superato dal 2007 a oggi il tetto degli 8 miliardi di euro». Uno degli effetti della contrazione del potere d’acquisto si vede anche nel carrello del supermercato: sei italiani su dieci (il 61%) hanno tagliato la spesa, secondo uno studio di Coldiretti/Swg sui dati Istat, mentre un 6% non riesce ad arrivare a fine mese. Per una famiglia di 3 persone, calcola il Codacons, la perdita è di 1.407 euro rispetto al 2011 (1.192 euro per una famiglia di 2 persone). Mentre dal 2008 ad oggi, secondo l’Osservatorio di Federconsumatori, il potere d’acquisto ha subito una contrazione di oltre il 13,2%, con il risultato di una perdita media di circa 3.907 euro a famiglia.
Le cifre sul potere d’acquisto e sul persistente calo della propensione al risparmio vanno inserite, secondo Paolo Ciocca del Servizio studi di Bnl, in un più generale ragionamento sulle condizioni economiche delle famiglie italiane: «Il potere d’acquisto dei consumatori è in calo ormai da alcuni anni — spiega Ciocca — prevalentemente come risultato del sensibile deterioramento delle condizioni del mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione si è ormai avvicinato all’11%. Il numero degli occupati rimane su livelli stabilmente inferiori a quelli registrati all’inizio del 2008». Oltre al mercato del lavoro pesa l’inflazione. «In uno scenario di redditi stagnanti, le famiglie italiane devono anche fronteggiare — continua Ciocca — un’inflazione che si mantiene stabilmente al di sopra del 3%». Il calo della propensione al risparmio va dunque letto come «una risposta delle famiglie al peggioramento della congiuntura, e della loro condizione reddituale, al fine di contenere il calo dei consumi». Tuttavia, sottolinea Ciocca, nel valutare le difficoltà della situazione attuale va ricordato che «le famiglie dispongono di una ricchezza che si mantiene su livelli elevati nel confronto internazionale, contribuendo ad attenuare gli effetti negativi della flessione del reddito».

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