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Meno rigore sul deficit, accordo più vicino

Forse qualcosa si sta finalmente sbloccando nel lungo stallo della crisi greca. Ieri sera il primo ministro Alexis Tsipras è arrivato a Bruxelles per una cena con il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, quello dell’Eurogruppo Joeren Dijsselbloem, e i rappresentanti di Bce e Fmi. Qualche ora prima, Tsipras aveva avuto il terzo colloquio telefonico in una settimana con la cancelliera Merkel e il presidente Hollande. Secondo indiscrezioni convergenti, Germania e Francia avrebbero accettato l’idea che la Grecia possa ridurre considerevolmente il proprio avanzo primario, cioè il saldo di bilancio al netto degli interessi pagati sul debito. Il saldo dei conti pubblici è uno dei nodi cruciali del negoziato, insieme con la riforma delle pensioni e del mercato del lavoro.
Nell’accordo sottoscritto dal precedente governo, la Grecia si impegnava ad un avanzo primario pari al 3% del Pil quest’anno e al 4,5% a partire dall’anno prossimo. Tsipras ha proposto di ridurre drasticamente il saldo allo 0,8 quest’anno e all’1,5 l’anno prossimo. La Commissione e la troika dei creditori avrebbero avanzato una proposta intermedia: 1% quest’anno, 2% l’anno prossimo, 3% nel 2017 e 3,5% nel 2018. Una volta definito quale debba essere il punto di equilibrio dei conti pubblici, si facilita la discussione anche sui numerosi altri punti controversi del programma.
Ieri comunque si respirava un certo ottimismo, anche se il portavoce della Commissione e lo stesso presidente dell’Eurogruppo hanno avvertito che la cena non puntava ad arrivare ad un accordo complessivo. «E’ una riunione importante, ma non mi aspetto un accordo questa sera», ha dichiarato Dijsselbloem. Solo il ministro delle Finanze tedesco, Schauble, continua a «non vedere motivi di ottimismo». La Merkel, invece, sembra ormai determinata a impegnarsi per trovare una soluzione che eviti il default. «Stiamo lavorando con alta intensità», ha detto la cancelliera. Anche il presidente Hollande manda segnali incoraggianti: «I prossimi giorni, o addirittura le prossime ore, possono essere decisivi», ha dichiarato a Parigi. E Draghi, da Francoforte, si dice pronto a sostenere «un accordo forte, che favorisca la crescita, che abbia equità sociale ma che sia anche sostenibile per il bilancio».
Il commissario agli affari economici, Pierre Moscovici, incontrando i deputati francesi, ha detto che ci sono «progressi reali» nel negoziato, anche se restano aperte «questioni veramente pesanti» che riguardano la riforma del sistema pensionistico e del mercato del lavoro. Su questi punti, Tsipras avrebbe dimostrato una certa disponibilità a fermare i pre-pensionamenti e ad aumentare l’età di uscita.
Ma ha fissato alcune linee rosse su cui non intende cedere: nessun taglio alle pensioni e nessun via libera ai licenziamenti. Del resto oggi si riunirà la direzione del suo partito, Syriza, che dovrà esaminare le eventuali linee di accordo emerse nei colloqui della notte. E Tsipras avrà non poche difficoltà a far passare in Parlamento un programma che contraddica le promesse fatte in campagna elettorale. I tempi comunque sono ormai molto stretti. Un’intesa dovrebbe essere trovata entro la settimana, per ricevere l’approvazione del Parlamento greco, venire ufficializzata dalla riunione dei ministri dell’Eurogruppo il 18 giugno e affrontare poi alcune ratifiche nei parlamenti nazionali necessarie per sbloccare i sette miliardi di finanziamenti che restano ancora disponibili solo fino alla fine del mese.
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