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«Meno posti con lo Statuto dei lavoratori»

«Certe disposizioni dello Statuto dei lavoratori, ispirate all’intento molto nobile di proteggere la parte più debole ritenuta essere quella del lavoratore, hanno potuto contribuire a determinare insufficiente creazione di posti di lavoro». Il presidente del Consiglio, Mario Monti, pronuncia queste parole, ieri mattina, partecipando in videoconferenza a un convegno all’Università Roma 3 organizzato dalla Società italiana di Scienze politiche presieduta da Gianfranco Pasquino. Monti inserisce queste frasi in un discorso più generale sulle politiche economiche del passato e premettendo che si tratta di osservazioni «da studioso». Ma oggi Monti è presidente del Consiglio in una Italia che sta attraversando la peggiore crisi economica del Dopoguerra ed è quindi inevitabile che le sue parole diano fuoco alla polemica.
Del resto, ogni volta che in politica si accenna allo Statuto dei lavoratori è così, perché la legge 300 del 1970 è quella che codificò le principali conquiste sindacali frutto dell’«autunno caldo», compreso l’articolo 18 che tutelava i lavoratori dai licenziamenti senza giusta causa (imponendo il reintegro nel posto di lavoro) e che è stato in parte modificato dalla riforma Fornero. Modifiche contro le quali Antonio Di Pietro (Idv), Nichi Vendola (Sel) e un gruppo di sigle dell’estrema sinistra hanno appena lanciato un referendum abrogativo.
La prima a reagire alle parole di Monti è stata Susanna Camusso, segretario generale della Cgil: «Non vorrei che qualcuno, siccome non ha un’idea su nulla, si reinventasse una logica di interventi contro i lavoratori. Mi pare che abbiamo fatto già abbastanza contro di loro. È il peggiore liberismo, quello che ha teorizzato che la diseguaglianza avrebbe fatto crescere il mondo». Con il presidente del Consiglio si è invece schierato il segretario del Pdl, Angelino Alfano: «Monti dice cose giuste sullo Statuto dei lavoratori. Abbiamo le stesse idee».
Nel pomeriggio da Palazzo Chigi hanno tentato di gettare acqua sul fuoco, spiegando che nelle parole del premier «non c’era nessun intento polemico legato all’attualità». Non solo. Sul sito del governo è stato pubblicato un testo scritto da Monti nel lontano 1985 dove l’economista affermava che con lo Statuto «l’effetto controproducente è passato… attraverso l’irrigidimento dei rapporti di lavoro e l’incremento del costo complessivo del lavoro rispetto ad altri fattori di produzione, circostanze che hanno frenato la domanda di lavoro da parte delle imprese». Precisazione che tuttavia non ha affatto rassicurato la sinistra, politica e sindacale. Per il Pd è intervenuto il capogruppo in commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano: «Lo Statuto dei lavoratori non ha rappresentato un freno per la crescita ed un ostacolo alla creazione di nuovi posti di lavoro. L’articolo 18, lo Stato sociale ed i diritti dei lavoratori sono il chiodo fisso dei mercati finanziari, quegli stessi che ci hanno condotti in questa drammatica situazione».
Commenti molto duri sono arrivati anche da Di Pietro e dalla Lega. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha comunque assicurato che «non sono previsti altri ritocchi allo Statuto». In soccorso del premier è arrivato anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, per il quale si tratta di «polemiche senza fondamento». Sia come sia, è chiaro che la giornata di ieri ha contribuito ad allargare il solco tra il premier e la Cgil e quindi a rendere più difficile l’accordo tra governo e parti sociali sul rilancio della crescita, auspicato da Monti. La Cgil ogni giorno trova nuovi motivi di mobilitazione, basti pensare che da ieri è diventato incandescente anche il fronte Fiat, con Sergio Marchionne che ha archiviato il progetto «Fabbrica Italia». Per valutare le tensioni sociali anche dal punto di vista dell’ordine pubblico, ieri si è riunito il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza presieduto dal ministro degli Interni, Annamaria Cancellieri. Nella difficile congiuntura economica attuale, hanno rilevato i responsabili della sicurezza, è necessario mantenere alta la guardia sulle criticità sociali e puntare sul dialogo.
E nella notte è arrivato anche il commento di Massimo D’Alema, per cui la frase del presidente del Consiglio Mario Monti sullo Statuto dei lavoratori «è palesemente sbagliata. Sbagliata perché primo la riforma si è fatta. L’ha fatta lui, che polemica apre?». «Nessuno è infallibile e chi fa politica è esposto ad errori» ha concluso D’Alema.

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