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Meno paletti e iter snelli per l’«uscita» dai debiti

La meritevolezza del consumatore che chiede di accedere alla procedura di sovraindebitamento non va indagata al momento dell’omologa del piano ma nella fase di esame dell’ammissibilità della domanda. E soprattutto il diniego può scattare solo in caso di colpa grave, malafede o frode.

I tribunali stanno uniformando le decisioni giudiziali alla riforma della procedura di sovrandebitamento introdotta dalla legge 176/2020 che ha anticipato – in parte – il Codice della crisi d’impresa. Fra le novità , in vigore dal 25 dicembre 2020, c’è anche l’introduzione della procedura unica per i membri della stessa famiglia cui alcuni giudici stanno dando un’applicazione estensiva.

La meritevolezza

Prima della riforma, la meritevolezza -intesa quale beneficio di accedere alla procedura e ottenere l’esdebitazione- attraeva l’esame dell’autorità giudiziaria in sede di omologa del piano. Il vecchio articolo 12bis della legge 3/2012 prevedeva infatti che in sede di omologa il Tribunale dovesse verificare che la situazione di insolvenza venutasi a creare non fosse stata causata da una condotta colposa ovvero in assenza di una ragionevole prospettiva di adempiere alle obbligazioni assunte dal consumatore.

La riforma ha però modificato l’articolo 12bis, eliminando il suddetto controllo del Tribunale in sede di omologa. Secondo l’orientamento di merito venutosi a creare appena dopo l’entrata in vigore della legge 176/2020, il profilo della meritevolezza andrebbe quindi ancora indagato ma non più nel contesto dell’omologa del piano, bensì al momento dell’ammissibilità della domanda proposta dal consumatore in base al nuovo articolo 7 della legge 3. Questa norma pone, infatti, tra i presupposti di non ammissibilità della domanda di accesso (limitatamente al piano del consumatore) anche l’aver determinato la situazione di sovraindebitamento con colpa grave, malafede o frode.

Il riferimento alla colpa grave dimostrerebbe l’intenzione di alleviare il giudizio sulla condotta del debitore sovraindebitato, negando oggi l’accesso alla procedura solo a quelle condotte che palesano la dolosa preordinazione della situazione di incapienza patrimoniale o una prudenza notevolmente inferiore alla media (Tribunale di Napoli 21 aprile 2021 e Tribunale di Avellino 4 marzo 2021). La riforma dimostrerebbe dunque un rinnovato favor rispetto al debitore che i tribunali debbono recepire. In realtà una giurisprudenza di merito particolarmente elastica aveva già cominciato a tener conto delle norme contenute nel Codice della crisi anche prima della loro entrata in vigore (ad esempio il tribunale di Catania che aveva già ancorato il concetto di meritevolezza all’assenza di colpa grave).

Le procedure familiari

La legge 176/2020 ha altresì introdotto le cosiddette “procedure familiari” (articolo 7-bis), accogliendo una delle novità del Codice della crisi, vale a dire: la presentazione di un unico progetto di risoluzione della crisi da sovraindebitamento da parte dei membri della stessa famiglia.

Anche prima dell’entrata in vigore della riforma alcuni Tribunali avevano ammesso le procedure familiari anticipando le nuove norme.

Ma di recente alcuni Tribunali hanno ritenuto di estendere la procedura familiare a situazioni del tutto peculiari. È il caso, ad esempio, del Tribunale di Ravenna (decisione del 3 marzo 2021) che ha riunito sotto un’unica procedura familiare tre domande di sovraindebitamento presentate dai soci di una Snc e dalla società medesima, sia per l’esistenza di una connessione relativa all’indebitamento delle parti, sia per la natura di familiari dei soci in quanto anche se non conviventi presentavano un sovraindebitamento di origine comune, sia per l’inesistente capacità patrimoniale della società, pure sottosoglia.

Oppure, ancora, il Tribunale di Mantova (decisione del 31 maggio 2021) che ha ritenuto ammissibile la proposizione di un’unitaria istanza di liquidazione dei patrimoni da parte dei coniugi, applicando in via analogica l’articolo 7bis, benché la procedura familiare trovi a rigore applicazione solo per il piano del consumatore e l’accordo di ristrutturazione dei debiti.

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