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Meno liti su immobili e controlli

La comunicazione dell’agenzia delle Entrate (si veda Il Sole 24 Ore di ieri) di aver impartito, negli ultimi tempi, varie direttive agli uffici dell’amministrazione finanziaria, per abbandonare contenziosi pendenti su determinate materie va salutata con particolare favore per almeno due ragioni.
Innanzitutto perché esplicita in modo netto l’intenzione dell’amministrazione, almeno a livello centrale, di non insistere su rettifiche e controversie relative a determinate materie.
In secondo luogo perché dovrebbe far riflettere quegli uffici che, ancora su alcune di queste materie, continuano a notificare accertamenti sperando, non tanto, di superare il vaglio del giudice in un eventuale contenzioso, ma di indurre comunque il contribuente a un’adesione talvolta più conveniente economicamente rispetto allo svolgimento di vari gradi di giudizio.
Analoga riflessione, ma dal lato opposto, vale per i contribuenti: in presenza di una delle controversie per le quale l’Agenzia ha comunicato di aver sollecitato l’abbandono del contenzioso, non solo non bisogna farsi “tentare” da un’adesione, ma, se del caso, occorre insistere in tutte le sedi giudiziarie, anche differenti da quelle tributarie, evidenziando i comportamenti non conformi alle direttive centrali.
Le indicazioni
Sulle materie per le quali gli uffici devono abbandonare la lite occorre operare alcuni distinguo. Alcune di esse sono datate negli anni e interessavano un numero esiguo di contribuenti: è il caso, ad esempio, dell’illegittimo disconoscimento del credito di imposta al gestore della rete di teleriscaldamento alimentata con biomassa o a energia geotermica nonchè utente finale.
Altre materie riguardano posizioni singolari che aveva assunto l’amministrazione nonostante le relative disposizioni dicessero il contrario: è il caso, ad esempio, dell’imponibilità Iva delle prestazioni di medicina legale rese fino al 2004 o ancora della possibilità di rettificare nel termine decennale anziché triennale irregolarità sui requisiti per beneficiare delle agevolazioni “prima casa”.
Alcune questioni, invece, sono ancora di attualità e, certamente, la comunicazione fatta al Sole 24 Ore dal l’Agenzia contribuirà a risolvere in senso favorevole al contribuente eventuali controversie pendenti. È il caso, ad esempio, delle rettifiche, ai fini Iva, delle cessioni immobiliari sulla base del valore Omi, degli accertamenti da studi di settore senza lo svolgimento del preventivo contraddittorio.
I problemi operativi
In realtà, infatti, in varie occasioni, sembra quasi che, per non “incappare” nelle preclusioni della direttiva sull’abbandono del contenzioso (e quindi non effettuare le rettifiche), gli uffici siano alla ricerca di elementi per ritenere il caso trattato differente da quello disciplinato dalla direzione centrale.
Sono emblematici i casi sui cosiddetti studi di settore “fai da te”. La direttiva ha sollecitato l’abbandono delle rettifiche da studi di settore non preceduti da contraddittorio e alcuni uffici contestano i maggiori ricavi sulla base di calcoli e statistiche di settore elaborate in ufficio (e certamente molto meno attendibili degli studi di settore “veri”) ritenendo così di non rientrare nella direttiva.
Un altro caso particolarmente diffuso riguarda le rettifiche sulle compravendita immobiliari: la direttiva ha disposto di abbandonare le controversie basate solo sulla determinazione del maggior valore esclusivamente tramite Omi e molti uffici, per rettificare maggiori ricavi, non cercano le prove presso terzi o nei conti dei contribuenti, ma si affidano alle riviste di annunci diffuse gratuitamente dagli agenti immobiliari o a ricerche su internet quasi fossero più attendibili delle elaborazioni Omi. Così facendo ritengono che la direttiva non riguardi il loro accertamento.

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