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Meno imprese nella rete dei protesti

Si abbassa la febbre dei mancati pagamenti. Nel 2014 il numero delle aziende cui è stato protestato un assegno o una cambiale ha fatto segnare un calo a due cifre (-17,3%) rispetto all’anno precedente. Si riducono, in maniera impercettibile, anche i giorni necessari per il saldo delle fatture. Lo scorso anno servivano in media 77,5 giorni contro i 79 del 2013 e gli 81 del 2012. È quanto rivela l’Osservatorio sui protesti e i pagamenti delle imprese di Cerved analizzando gli archivi dei protesti e Payline, il database della società che raccoglie il trend dei pagamenti di oltre 2,5 milioni di aziende.
Nel corso del 2014 lo stock delle società che hanno ricevuto almeno un protesto è diminuito del 17,3% a quasi 35mila unità dalle 42mila del 2013. È un lento avvicinarsi ai valori del 2007 e la conferma del trend iniziato un paio di anni fa. «Ci aspettiamo un 2015 a due velocità, con l’uscita dal mercato delle realtà più fragili mentre assisteremo al rafforzamento delle aziende più solide – spiega Gianandrea De Bernardis, ad di Cerved -. Dopo il Qe si dovrebbe vedere un maggiore flusso di liquidità verso le Pmi con un allentamento delle scadenze in fattura a beneficio delle imprese più piccole».
Tra i comparti chiave del manifatturiero tricolore l’industria nel periodo dal 2007 al 2014 segna un calo dei protesti del 7,8%. In netto miglioramento anche il sistema moda, la flessione è di oltre il 30% e gli altri settori (imprese agricole, utilities e società non classificate). Le costruzioni, il comparto che ha sofferto di più durante la lunga crisi, nell’ultimo triennio riescono a ridurre i protesti pur restando al di sopra dei livelli pre-crisi. Situazione analoga anche nei servizi, largo consumo, sistema casa, mezzi di trasporto e chimica. Tutti nel 2014 beneficiano di un miglioramento ma qui il numero dei protesti resta sopra i livelli del 2007.
Per quanto riguarda l’incidenza dei protesti è l’edilizia il settore in cui sono più diffusi. Nel 2014 si è toccato il 2,4% contro l’1,6% degli “altri settori” e l’1,3% di industria e servizi.
Nelle costruzioni e i servizi si è inoltre registrato un miglioramento dei tempi di pagamento, con una limatura delle scadenze concordate mentre i ritardi restano in media intorno alle tre settimane. Le imprese con un ritardo di oltre due mesi invece calano al 7,7 dal 9,6% del 2013.
Dall’analisi per classe dimensionale i dati Cerved evidenziano come le granzi aziende pagano in media a 89 giorni contro i quasi 77 delle Pmi e i 67,3 delle microimprese. Tra il 2012 e il 2014 c’è stato un calo di circa tre giorni mentre resta stabile, intorno alle tre settimane, il vantaggio delle grandi nella gestione dei flussi di cassa. «Con la crisi le imprese sono diventate più caute nel concedere credito e sempre più spesso, impongono scadenze rigide ai clienti più rischiosi o optano per il pagamento alla consegna» commenta De Bernardis.
I protestati si concentrano prevalentemente nel Mezzogiorno sia per quanto riguarda le società che per l’incidenza degli inadempimenti. Al Nord le imprese sono riuscite a ritornare sui livelli del 2007 mentre nel Centro Italia manca poco per raggiungere questo traguardo. La Lombardia, per esempio, è la regione che più si avvicina ai livelli pre crisi. Anche Trentino e Friuli hanno riportato indietro le lancette dell’orologio della lunga crisi. Le situazioni peggiori si concentrano in Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.

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