Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Meno fondi per patrimonializzare i confidi

Gli emendamenti alla legge di stabilità approvati dalla commissione bilancio della camera riducono la dotazione per il rafforzamento patrimoniale dei confidi. Per contro vengono introdotti incentivi per le Ati in ambito r&s e agevolazioni fiscali per chi emetterà strumenti finanziari (in particolare banche e assicurazioni) ai fini dell’adeguatezza patrimoniale.

Con la sostituzione del comma 33 dell’art. 1 del testo, gli iniziali 450 milioni di euro stanziati a favore della patrimonializzazione dei confidi scendono da 450 milioni a 295 milioni. Per quanto riguarda le Ati (Associazioni temporanee di imprese) che operano su manifattura sostenibile e artigianato digitale, gli emendamenti approvati dalla commissione hanno destinato 10 milioni di euro (5 milioni nel 2014 e 5 milioni nel 2015) alle aggregazioni che operano su manifattura sostenibile e artigianato digitale.

I confidi. Le misure volte alla crescita e alla patrimonializzazione dei confidi verranno definite con decreto del mise di concerto con il mef, previa notifica alla Ue. In tale ambito rientrano, oltre a quelli sottoposti alla vigilanza della Banca d’Italia, e quelli che mediante fusioni ottengono l’iscrizione nell’albo degli intermediari vigilati, anche i confidi che stipulano contratti di rete finalizzati al miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia operativa dei confidi aderenti i quali, nel loro complesso, erogano garanzie in misura pari ad almeno 150 milioni di euro. La formulazione precedente del comma 33 prevedeva la costituzione di un Fondo, presso Unioncamere, a cui potevano accedere i confidi, finanziato in parti uguali dal fondo di garanzia per le pmi e dal sistema delle Camere di commercio. Al Fondo venivano attribuite risorse pari a 100 milioni di euro per il 2014, 150 milioni di euro per il 2015 e 200 milioni di euro per il 2016. Nella nuova formulazione, invece, si prevede di dedicare a tale strumento una quota di risorse prelevate dal Fondo di garanzia per le pmi nei limiti dell’importo di 225 milioni di euro. Con il comma 33-bis dell’art. 1 della bozza di legge è stato inoltre introdotto un altro emendamento che prevede il rafforzamento di tutti i Confidi, compresi quelli non sottoposti alla vigilanza della Banca d’Italia. Si tratta di uno stanziamento previsto di ulteriori 70 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014, 2015 da parte del sistema delle Camere di commercio. L’obiettivo è quello di sostenere l’accesso al credito delle pmi attraverso il rafforzamento dei Confidi.

Il Fondo per le Ati. L’emendamento (commi da 33-ter a 33-sexies) ha introdotto l’istituzione di un apposito fondo con una dotazione pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015, destinato al sostegno delle imprese che si uniscono in associazione temporanea di imprese (Ati) e che avranno come obiettivo quello di operare su manifattura sostenibile e artigianato digitale, alla promozione, ricerca e sviluppo di software e hardware e alla ideazione di modelli di attività di vendita non convenzionali e forme di collaborazione tra tali realtà produttive. I beneficiari dovranno operare in collaborazione con istituti di ricerca, università ecc. sulla base di progetti volti a sviluppare i seguenti contenuti: a) ricerca e sviluppo software e hardware; b) condivisione ed utilizzo in maniera comunitaria di documentazione; c) creazione di comunità online e fisiche per la collaborazione e la condivisione di conoscenze; d) accesso alle tecnologie di fabbricazione digitale; e) creazione di nuove realtà industriali; f) promozione di modelli di attività di vendita non convenzionali e innovativi; g) condivisione di esperienze con il territorio; h) sostegno per l’applicazione delle idee; i) sostegno delle scuole del territorio attraverso la diffusione del materiale educativo sulla cultura dei «makers». I criteri e le modalità per l’applicazione del provvedimento verranno definiti da un decreto del mise.

Strumenti finanziari agevolati. I proventi degli strumenti finanziari rilevanti in materia di adeguatezza patrimoniale emessi da intermediari vigilati dalla Banca d’Italia o dall’Isvap, non concorrono alla formazione del reddito imponibile degli emittenti ai fini dell’imposta sul reddito delle società (Ires) e del valore della produzione netta (Irap). La disposizione si applica agli strumenti finanziari emessi dalla data di entrata in vigore della legge.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Con una valutazione pari a tre volte i ricavi, ossia di 1,5 miliardi di euro, Cedacri sta per essere...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ecco uno squarcio sui ritardi del piano italiano per accedere ai 209 miliardi del Next Generation Eu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Alla fine il governo ha deciso di sposare la linea del Comitato tecnico scientifico: scuole di ogni ...

Oggi sulla stampa