Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Meno Fondazioni in banca il Tesoro vuole una legge

La giornata europea delle Fondazioni (ieri) cade male, in Italia. Il Tesoro, messo in imbarazzo dal caso Mps, e da altri non commendevoli come Carige, Banca Marche, Tercas, Cariferrara, ritiene sia tempo di porre nuovi argini patrimoniali e operativi agli enti, che nella condizione di grandi azionisti delle banche italiane soffrono i rigori della crisi, non sempre dando buone prove.
Gli episodi citati, noti alle cronache e talora agli inquirenti, hanno rivelato lo strapotere delle Fondazioni in banca, l’attenzione a controllare le poltrone (quando non i crediti), pratiche contabili disinvolte nel gestire i patrimoni che si vorrebbe mandare in soffitta. Così il ministro Fabrizio Saccomanni, d’intesa con il direttore generale Vincenzo La Via e il responsabile Vigilanza sugli enti Alessandro Rivera, starebbe preparando il campo a una nuova legge ad hoc che risolva i problemi di concentrazione, indebitamento e investimenti speculativi che hanno caratterizzato troppi enti vigilati. Anche il vertice Acri, rappresentato da Giuseppe Guzzetti, auspica un rinnovamento serio — la recente adozione della Carta delle Fondazioni ne è parziale testimonianza — ed è in corso il confronto istituzionale del caso. A via XX settembre ci si limita a confermare «che è in corso un’analisi sulla disciplina delle Fondazioni», ma i primi incontri al tavolo ristretto tra vertici del dicastero e dell’Acri sono un fatto, per giungere a un documento tecnico che possa poi trasformarsi — compatibilmente con la tenuta del governo — in legge. Legge, non atto ammini-strativo, perché come ha stabilito la Consulta il Tesoro ha mere funzionidi controllo ex post sugli enti.
A quanto si apprende i “paletti” su cui si lavora sarebbero quattro. Anzitutto abolire il controllo di una Fondazione sulla banca conferitaria: tratto comune a tutti i casi critici a partire da Mps, ma anche dell’ente Carige, risalito al 47% della banca convertendo un bond comprato a debito. Su questo l’Acri porrebbe l’eccezione delle banche piccole, per esempio a Cuneo e Biella, che rischierebbero di perdere il socio di controllo e finire inglobate in altre, a danno delle economie territoriali. Secondo punto critico è l’effettiva diversificazione del patrimonio degli enti: il Tesoro pensa a un limite del 30% nella conferitaria (potrebbe essere un problema per Compagnia Sanpaolo, Cariparo, e ancora Mps). Terzo punto, il divieto allo studio di sottoscrivere aumenti di capitale a debito. Quarto, il divieto di investire in derivati e in hedge fund. Già il governo Prodi bis (2006-2008) preparava simili iniziative, che avrebbero forse riparato dai problemi recenti; ma l’azione della forte lobby fondativa sul sottosegretario al Tesoro Roberto Pinza permise di scansare il blitz. Dal 17 maggio Pinza è presidente di unafondazione, Cariforlì.
I mali degli enti sono i mali del mondo in cui operano. Chiamati a gran voce (da Mario Draghi, quando governatore di Bankitalia) a farsi carico delle ricapitalizzazioni bancarie post-Lehman, si svenarono facendo cattivi affari e riconcentrando il patrimonio sulle banche da cui nascevano. Oggi si sentono sotto i riflettori della critica e con patrimoni depressi dai ribassi delle azioni bancarie. Inoltre la bassa redditività di quell’investimento riduce al minimo le erogazioni distribuibili ai territori. L’analisi dei bilanci 2012, da poco depositati, conferma un altro anno difficile per le maggiori Fondazioni, alle prese con salti mortali contabili. In generale sembra andata meglio a chi — come Roma — s’è tenuto per tempo lontano dalle conferitarie, o a chi (Cariplo, San Paolo, Cariparo) partecipa la banca meno colpita dalla crisi (nove mesi fa era Intesa Sanpaolo, ma da allora Unicredit pare meglio posizionata per cogliere la ripresa europea). Le quote bancarie sono contabilizzate a valori che implicano forti minusvalenze: ai prezzi di metà settembre San Paolo perderebbe 1 miliardo cedendo il suo 10% in Ca’ de Sass, Cariverona 1,16 miliardi, Cariparo 280 milioni. E una parte degli utili di gestione — vale per Cariplo, Mps, Cariparo — proviene da extra dividendi liberati dalla conversione di Cassa depositi (un fatto del 2013 “anticipato” a benefici contabili). Nel bilancio dell’ente veronese guidato da Paolo Biasi si trova perfino l’ingiunzione del Tesoro a redigere un piano di ripristino della “riserva rivalutazione plusvalenze”, bruciata l’anno prima per svalutare quote in Unicredit (1,4 miliardi) e altri titoli (234 milioni).
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Almeno per ora il pericolo è scampato. Ma è difficile capire quanto ancora la rete di protezione l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Mario Draghi ha deciso di scrivere personalmente il nuovo Recovery Plan italiano. Lo farà insieme a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Gli sherpa sono al lavoro per invitare Mario Draghi nella capitale francese. Emmanuel Macron vorrebb...

Oggi sulla stampa