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Meno disoccupati, ma è ancora record

ROMA – La disoccupazione cala leggermente in Italia, passando dall’11,7% di gennaio all’11,6% di febbraio: ma quella offerta ieri dall’Istituto nazionale di statistica è solo in apparenza una buona notizia. Perché, se su base mensile i dati parlano di una leggera diminuzione (-0,1%), allargando lo sguardo a quanto succedeva l’anno scorso il tasso di disoccupazione nel nostro Paese continua ad aumentare, +1,5%. Sempre paurosamente vicino al livello record del 12% registrato da Eurostat nell’Europa a 17, dove sono 19,071 milioni i senzalavoro, con una disoccupazione giovanile salita al 23,9% dal 22,3% di gennaio e picchi di oltre il 50% in Grecia e Spagna: percentuali che fanno gridare il Commissario europeo per il Lavoro, Laszlo Andor, alla «tragedia per l’Europa».
I giovani tra i 15 e i 24 anni non se la cavano bene neanche in Italia: con il 37,8% la disoccupazione degli under 25 si conferma la terza più alta dell’intera Unione Europea. Il dato è in calo rispetto al record del 38,6% di gennaio (-0,8%), ma anche qui, guardando ad una prospettiva di dodici mesi, il sorriso scema: nel febbraio 2012 era al 33,9% (+3,9%).
Un «disagio sociale elevato», sottolinea Confcommercio, che lo misura attraverso il Misery Index, «passato da poco meno di dodici punti agli inizi del 2007 ad oltre venti punti del 2012». E se si guardano gli under 25, 647 mila giovani sono senza lavoro, vale a dire il 10,7% della popolazione tra i 15 e i 24 anni. Ragazzi che sono sempre più disposti, come testimonia la confederazione sindacale Confeuro, ad essere sottopagati per le proprie prestazioni lavorative (il 25%) e ad emigrare (64%) per condizioni di lavoro migliori.
Segnali di speranza dai nuovi occupati non ne arrivano. Se infatti a febbraio, segnala l’Istat, gli occupati erano 22 milioni e 739 mila, in aumento dello 0,2% rispetto a gennaio (+48 mila), su base annua l’occupazione diminuisce dell’1% (-219 mila). E il tasso di occupazione, pari al 56,4%, che aumenta di 0,1% nel confronto da un mese all’altro, cala in realtà di 0,5% rispetto a dodici mesi prima. Neanche il fatto che i nuovi occupati siano tutte donne può far ben sperare: perché di fatto la componente femminile della forza lavoro (47,1%) resta sempre molto più bassa di quella maschile (65,9%). Ma anche perché a produrre l’aumento sono le lavoratrici straniere, spesso sottopagate, e le occupate rimaste a lavoro per l’allungamento dell’età pensionabile. Il calo degli inattivi, cioè coloro che non lavorano né cercano un impiego (tasso del 36,1%, -0,1% in un mese e -0,6% su base annua), continua ad andare di pari passo con la crescita della disoccupazione: chi esce dallo stato di inattivo automaticamente diventa disoccupato.

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