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Meno di 1000 euro per metà dei pensionati

ROMA — Sette milioni di pensionati su sedici vivono con meno di mille euro al mese. Quasi la metà. E di questi, oltre due milioni devono accontentarsi di 500 euro. La prima relazione annuale del Super-Inps – il gigante del welfare italiano da 377 miliardi di entrate annue, nato dalla fusione con Inpdap (dipendenti pubblici) ed Enpals (sport e spettacolo) – conferma due evidenze. La prima sulle pensioni: magre per molti, ma la spesa totale è cresciuta solo dell’1,8% post riforma Fornero. La seconda sul sostegno al reddito: 22,7 miliardi erogati per cassa integrazione, indennità di disoccupazione e mobilità a 3,2 milioni di lavoratori. Solo la Cig, nel 2012, valeva 6,2 miliardi. E ben 80 miliardi i sussidi distribuiti negli ultimi quattro anni. Un triste record. I dati Inps «non sono che la foto drammatica della crisi e delle condizioni che vivono le persone», commenta Vera Lamonica, segretario confederale Cgil. Condizioni aggravate da una riforma, quella dell’ex ministro tecnico Fornero, dall’impatto «devastante ». La questione esodati ad esempio è ancora viva: dei primi 62 mila salvaguardati, al 10 giugno scorso solo 11 mila hanno acquisito i diritti alla pensione.
Sullo sfondo, il rosso da 9 miliardi nel bilancio Inps. «Tutto imputabile alla gestione Inpdap », assicura il presidente Antonio Mastrapasqua. «È un disavanzo contabile che non preoccupa la stabilità finanziaria ». Insomma le pensioni non sono a rischio, tranquillizza anche il ministro del Lavoro, Giovannini: «Il sistema è in sicurezza, lo squilibrio puramente finanziario ». Dovuto cioè al vecchio passivo dell’Inpdap, coperto di anno in anno da trasferimenti statali al momento di pagare le pensioni ai dipendenti pubblici.
Le pensioni, dunque. Nel 2012 l’Inps ne ha erogate per 261 miliardi, quasi il 16% del Pil: 21,1 milioni di assegni (previdenziali e assistenziali) a 15,9 milioni di cittadini. Segno che molti beneficiano di più “aiuti”. Ovvero il cumulo di diverse pensioni oppure un mix tra assegni sociali, reversibilità, invalidità. L’importo medio dell’assegno (per i lavoratori del privato) varia: 881 euro in media, ma per le pensioni di anzianità si sale a 1.527 euro, per quelle di vecchiaia si scende a 695, di invalidità o inabilità a 606, fino ai 565 euro per i superstiti.
Gli 881 euro dell’Inps, diventano 1.725 euro medi per l’ex Inpdap e 1.175 euro per l’ex Enpals. Come mai questa differenza?
«Concorrono numerosi fattori », si legge nella Relazione. «Una maggiore discontinuità lavorativa nel privato rispetto al pubblico, un maggior numero di pensioni di vecchiaia calcolate su minimi contributivi, una maggiore presenza di donne pensionate e un elevato numero di pensioni indirette liquidate nella gestione privata».
Tra i quasi 3 milioni di pensioni “pubbliche” nel 2012 (tra cui ministeri, scuole, forze armate, enti locali), per una spesa di 62,3 miliardi (il 58% erogate a donne, in media 1.611 euro al mese contro i 2.212 degli uomini), spuntano pure i 181 magistrati che si sono ritirati lo scorso anno, con un picco liquidato, sempre in media, di ben 8.224 euro al mese. Mentre i 20.336 parasubordinati andati in pensione nel 2012 si sono dovuti accontentare di 161 euro. Per carità, cose diverse. Ma tant’è.
Interessante lo spaccato per classi di reddito dei 16 milioni di pensionati. Sotto i 2 mila euro al mese si ritrova l’85% dell’universo anziano o in difficoltà. E appena il 4%, del 15 restante, è pensionato “d’oro”: 654 mila fortunati sopra i 3 mila euro al mese.

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