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Meno debito, più capitale: imprese al test del mercato

Una garanzia statale per rassicurare il risparmio e convogliarlo al sostegno delle aziende produttive italiane, soprattutto dell’asse portante delle Pmi esportatrici. È questa la proposta che arriva dal presidente della Consob Paolo Savona per un intervento pubblico a favore delle imprese che non si risolva solo in garanzie a fronte di prestiti, che poi hanno la conseguenza di squilibrarne la struttura finanziaria.

In Italia, va detto, finora l’unica mossa concreta volta ad agevolare le ricapitalizzazioni societarie l’ha fatta la Consob che ha semplificato – fino a tutto il 2021 – l’applicazione del regolamento parti correlate. In Piazza Affari – come riferisce la relazione annuale dell’Authority di mercato – ci sono 123 società controllate di diritto – che valgono il 77% della capitalizzazione complessiva di Borsa -, 57 casi di società controllate al di sotto della soglia del 50% e azionariato riunito in patti parasociali in altri 23 casi. Ora, è chiaro che il problema delle “parti correlate” potrebbe essere frequente nel caso di operazioni che riservino la sottoscrizione delle azioni di nuova emissione a un soggetto predeterminato senza offrirle in prelazione a tutti i soci.

Qualche forma di “garanzia” pubblica potrebbe effettivamente aiutare gli imprenditori preoccupati di rafforzare le loro aziende messe sotto pressione dal Covid, anche se sarebbe da capire come mettere a punto un’iniziativa simile. Nei Paesi anglosassoni si è scelto di agevolare il ricorso al mercato, saltando le assemblee per delegare al consiglio la decisione di raccogliere rapidamente risorse. In Germania, all’opposto, si è optato per favorire l’intervento di un fondo di sostegno della Cdp locale nel capitale di società bisognose di rafforzarsi, anche a scapito della piena tutela delle minoranze. In Italia di aumenti di capitale ancora non se ne sono visti.

Savona spinge però perchè si arrivi a trovare una formula che consenta di «rafforzare il capitale di rischio delle imprese esportatrici, soprattutto medie e piccole, e proteggere tutte le forme di risparmio indirizzandole al sostegno dell’attività reale». E suggerisce a riguardo che «le pmi, soprattutto esportatrici», possano «essere oggetto di un esperimento di stimolo del capitale di rischio con funzioni alternative all’indebitamento». Un’iniziativa, secondo il presidente Consob, che «sarebbe meglio finalizzata se si accompagnasse a un progetto di sostegno della loro attività di ricerca e sviluppo, per incorporare le innovazioni tecnologiche nei processi e nei prodotti».

L’importante è che si mobiliti virtuosamente il risparmio. A fine 2019 – nota Savona – le famiglie italiane disponevano di una ricchezza immobiliare, monetaria e finanziaria, al netto dell’indebitamento, pari a 8,1 volte il loro reddito disponibile, di cui 3,7 volte in forma di attività finanziarie, per un ammontare di 4.445 miliardi di euro. «Gli italiani – ha sottolineato – sono tutt’altro che cicale, sono formiche che lavorano per sostenere molte cicale estere, di Paesi come il Canada, gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Belgio, la Francia e la gran parte dei Paesi sudamericani. Ciò è valido guardando sia alle consistenze, sia ai flussi annuali di risparmio dei Paesi citati».

La garanzia pubblica al capitale di rischio, «entro limiti e condizioni predeterminate, ma attuata in tempi brevi e forme semplici», eviterebbe un ritorno non meditato dello Stato nel capitale delle imprese, e consentirebbe ai piccoli risparmiatori di avvicinarsi con meno timori all’investimento azionario. «Lo Stato spenderebbe meno di quanto farebbe erogando sussidi a fondo perduto, compresi quelli destinati a imprese che non hanno possibilità di sopravvivenza e responsabilizzerebbe inoltre gli imprenditori a ben usare il risparmio ottenuto». Questa soluzione, conclude quindi il presidente Consob, consentirebbe di ancorare nuovamente la finanza all’attività reale, con auspicabile vantaggio di tutti.

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