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Meno costi e più trading: così Deutsche chiude con i conti in utile dopo sei anni

In utile “nonostante la pandemia”: così Deutsche Bank ha raccolto ieri i frutti della trasformazione avviata dall’ad Christian Sewing nel 2018 e imperniata «su una ferrea disciplina di riduzione dei costi e dei rischi e su un modello di business incentrato sui nostri punti di forza», tra i quali spicca ora l’investment banking. La prima banca privata in Germania ha così chiuso il 2020 con un utile lordo pre-imposte di 1 miliardo e netto di 624 milioni, il primo profitto dopo una sequela di bilanci in rosso iniziata nel 2014 e tinta negli ultimi anni dal profondo rosso della ristrutturazione.

Gli obiettivi del 2022 sono stati ieri tutti confermati, perché l’implementazione del piano della trasformazione, “nonostante la pandemia”, è in linea se non in anticipo rispetto alla tabella di marcia: RoTE all’8%, CET1 ratio superiore al 12,5%, costi a quota 16,7 miliardi e ricavi di gruppo a 24,4 miliardi. E il rapporto costi operativi-margini di intermediazione (cost-to-income) al 70% (era 88% a fine 2020). Il taglio dei costi sarà fondamentale per centrare il target RoTE a parità di ricavi, ha detto Sewing, ricordando il record di 12 trimestri consecutivi segnati con costi in calo. Se tutto andrà bene, anche a livello di dialogo con l’autorità di vigilanza, Deutsche Bank intende tornare a distribuire il dividendo nel 2022, come a dire che il bilancio 2021 è previsto in utile.

«Resta ancora molto lavoro da fare e l’incertezza è alta», ha ammesso Sewing, presentando con realismo e senza eccesso di trionfalismo il bilancio 2020, ma sottolineando che «il nostro business model funziona». Realistica la reazione dei mercati: il titolo in Borsa ha sforato in apertura la soglia dei 9 euro poi ha chiuso in lieve calo a 8,652. Il 2020 registra costi a quota 19,5 miliardi, accantonamenti per perdite sul rischio di credito a 41 punti base, CET1 ratio a 13,6% (ben sopra il 10,4% dei requisiti prudenziali). L’utilizzo dei buffer di capitale per mantenere aperto il rubinetto del credito come indicato dall’SSM/Bce, se e quando necessario, rimane un’opzione sul tavolo, ha confermato il cfo James von Moltke. Niente stigma, dunque.

La sostenibilità del miglioramento promesso da Deutsche bank andrà confermata . Delle quattro aree di business della core bank, solo l’investment banking è volato nel 2020 con +32% sui ricavi rispetto al 2019 da 7 a 9,3 miliardi (attività nel fixed incomem, forex e trading +28% e bond origination +43%). E profitti pre-tasse saliti da 929 milioni a 3,2 miliardi. Sewing ha assicurato che la banca non intende usare più capitale per aumentare i rischi nell’investment banking, come a voler rassicurare shareholders e stakeholders che la gestione dei rischi resterà prudente pur puntando a un RoTE in ascesa oltre il target del 2022. Piatto per contro è risultato l’andamento di corporate bank, private bank e asset management, dove DB promette miglioramenti e potenzialità ora inespresse che torneranno con la normalizzazione. Il portafoglio prestiti rimarrà prudente: ora ha esposizioni pandemiche «piccole, ben diversificate e collateralizzate».

In quanto alla riduzione dei vecchi rischi, leverage e RWA (risk weighted assets), il veicolo CRU creato per smaltire il portafoglio delle attività più rischiose (in bonis) vendendo a sconto o portando gli asset a scadenza, sta rispettando la tabella di marcia: ha chiuso il 2020 con leverage exposure a 72 miliardi (erano 281 nel 2018), RWA a 34 miliardi (72 nel 2018). CRU dovrà fare di più e centrare l’obiettivo di ridistribuire 5 miliardi di capitale agli azionisti e dunque «molto resta da fare». Le perdite registrate da CRU sono più che compensate dagli utili nelle aree profittevoli ed è questo, tra i tanti numeri, quello di cui Sewing è sembrato ieri andare più fiero.

E vigorosamente «molto fiero» si è detto il ceo per la presenza di Deutsche Bank in Italia dove ha un’attività «di importanza critica e chiave» in retail, corporate e investment banking. Rispondendo a una domanda, Sewing ha espresso il suo personale apprezzamento e rispetto per Mario Draghi, definendolo «una scelta eccellente» per l’incarico di formazione del governo ed estendendo all’ex-presidente della Bce gli auguri di tutta la banca.

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