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Meno controlli sugli scontrini Rivoluzione soft: «Più sensibilità»

«Essere fermato per strada o all’uscita da un negozio da una Forza di polizia che si qualifica tale con il tesserino di riconoscimento può rappresentare per certe categorie un evento che produce disagio, preoccupazione oppure turbamento» scrive il Capo di Stato Maggiore, Giuseppe Zafarana, capo del terzo reparto della Guardia di Finanza. «Va evitato», scrive ai suoi uomini in una Circolare del 16 maggior scorso, introducendo tra le doti necessarie per portare avanti un buon servizio, non solo l’esperienza, l’equilibrio e la compostezza, anche la cortesia e la sensibilità.

Due nuove armi da usare per combattere l’evasione, mantenendo i controlli sull’emissione degli scontrini e delle fatture, ma senza esasperare clienti e negozianti: meno verifiche, ma più intelligenti ed efficaci. Da oltre 520 mila che erano nella media degli ultimi anni i controlli sul territorio, tra i quali rientrano anche le «verifiche sugli obblighi strumentali», quindi su scontri e fatture, previsti per quest’anno scenderanno a circa 430 mila. Ed è specie di «soft revolution», considerato che in Italia restano ancora in vigore le norme volute dal ministro delle Finanze Vincenzo Visco, considerato un talebano della lotta all’evasione, che prevedono anche la chiusura dei negozi se la mancata emissione degli scontrini si ripete per tre volte nell’arco di quattro anni, e la multa resta salatissima (minimo 500 euro).

«È necessario che queste verifiche vengano percepite dai contribuenti e dalla collettività come un’attività a tutela degli imprenditori onesti» si legge nella circolare di maggio, «in un quadro di rafforzata attenzione ai diritti, alla riservatezza e alla sensibilità di tutti soggetti interessati ai controlli». E quindi basta con i controlli eseguiti dagli agenti in borghese, come aveva annunciato al Corriere della Sera il Comandante generale delle Fiamme Gialle, Giorgio Toschi, e stop anche alle verifiche «reiterate nei confronti di un ristretto numero di soggetti, soprattutto se di minori dimensioni, o che effettuano numerose transazioni di modico importo». Meglio puntare sulle attività economiche più redditizie, oppure che «adottano orari di apertura al pubblico serali o notturni».

Meglio i locali esclusivi che le discoteche di massa, insomma. Ma sempre occhio a chi si controlla: ci vuole naso, ma anche buon senso, tenendo sempre presente che i clienti pizzicati senza scontrini non sono più passibili di multe. Ma sono ottimi «testimoni» per i successivi accertamenti fiscali a danno dei negozianti o degli esercenti che provano a fare i furbi. Fermare fuori da un negozio un bambino, un anziano o chi manifesta «evidenti disagi di altra natura», non è una grande idea sottolinea Zafarana nella sua lunga circolare.

Non solo perché in molti casi queste persone «non possono intervenire come testimoni ad atti» degli eventuali procedimenti». «Prioritarie ragioni di opportunità invitano a valutare attentamente, e se del caso cercare di evitare dove possibile, che nel corso dei controlli — si legge nella circolare — le pattuglie procedano a fermare le persone che risultino palesemente minorenni, o affette da infermità mentale o forme di inabilità fisica».

Anche per guadagnare il rispetto dei commercianti e degli esercenti, come quello dei contribuenti, ci vogliono sensibilità e soprattutto buon senso. «È di tutta evidenza che l’eventuale verbalizzazione di un commerciante al minuto per l’omesso rilascio dello scontrino e la contestuale presenza nelle vicinanze di venditori abusivi possa ripercuotersi negativamente sull’immagine della Guardia di Finanza producendo un effetto di sfiducia estesa alla più ampia azione dello Stato».

Così, se proprio si devono fare i controlli sugli scontrini in queste zone, «contestualmente» dovranno essere previste «servizi di contrasto all’abusivismo commerciale e la vendita di prodotti con i marchi contraffatti». I reparti, conclude Zafarana, non hanno mai avuto obiettivi di performance legati a questi controlli, ed è un motivo in più per non essere rigidi nella loro pianificazione. E non pregiudicare la costruzione di un nuovo rapporto tra il Fisco e i cittadini.

Mario Sensini

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