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Meno bonus fiscali per famiglie e imprese

«Revisione selettiva delle agevolazioni fiscali». La formula l’aveva usata il viceministro dell’Economia Luigi Casero un mese fa, rispondendo a un’interrogazione. E dovrebbe tornare nel Def, Il Documento di economia e finanza che il Consiglio dei ministri approverà nei prossimi giorni per tracciare la strada della prossima legge di Bilancio, la vecchia Finanziaria. Cosa vuol dire? Le agevolazioni fiscali sono gli sconti che riducono il peso delle tasse, intervenendo su voci di spesa che riguardano sia le famiglia sia le imprese. Nel ramo famiglie si va dagli interessi sul mutuo per la prima casa ai costi sostenuti per le visite mediche, fino ai contributi versati per le colf e le badanti. Nel ramo imprese ci sono gli sconti sul gasolio per gli autotrasportatori, gli incentivi per gli armatori, una serie di bonus per l’agricoltura. In tutto le agevolazioni sono 444. E sono anche in leggero aumento, nonostante i ripetuti tagli annunciati negli ultimi anni.

Aiutano di più i ricchi

Parlare di revisione «selettiva» non vuol dire solo che, almeno nelle intenzioni, si interverrà solo su una parte delle agevolazioni. E che non saranno toccate quelle socialmente (ed elettoralmente) sensibili, come quelle sulla casa o sulla spesa sanitaria. Vuol dire anche che, per le detrazioni sulle quale si interverrà, la revisione non riguarderà tutti i contribuenti ma solo alcuni di loro. Quali? Il punto è che anche i ricchi detraggono. Anzi, in media detraggono più dei poveri. E quindi sono soprattutto loro a beneficiare degli sconti fiscali, con tanti saluti a un sistema fiscale che dovrebbe essere progressivo. È stato l’Ufficio parlamentare di Bilancio a sottolineare che, sugli sconti fiscali, la «quota di beneficiari risulta relativamente più alta tra le classi di reddito superiori». Un esempio? In caso di divorzio, l’agevolazione sull’assegno al coniuge vale in media lo 0,07% del reddito per chi dichiara oltre 26 mila euro lordi l’anno. Mentre per chi è al di sotto dei 26 mila euro il peso dello sconto rispetto al reddito crollo allo 0,01%. Sette volte di meno. Una contraddizione più volte sottolineata. Ma sulla quale non si è mai intervenuti. Stavolta, però, c’è una differenza. Una differenza che, dal punto di vista tecnico, rende la «revisione selettiva» meno complicata.

L’indicatore Isee

Nei piani del governo alcune detrazioni potrebbero essere legate all’Isee, l’indicatore della situazione economica equivalente. È il famoso riccometro che misura non solo il reddito delle famiglie ma anche il loro patrimonio. Nel calcolo non entrano solo lo stipendio o la pensione ma anche le case di proprietà, i risparmi in banca, gli investimenti in azioni. Non è una sottigliezza. Già in passato si era parlato della possibilità di legare la sfoltita delle agevolazioni alla «ricchezza» del contribuente. Ma ci si era sempre riferiti al reddito, che misura solo una parte di quella ricchezza. L’Isee è un indicatore più preciso, più equo. Specie nella nuova versione disponibile da un paio di anni, che ha ridotto lo spazio per le autodichiarazioni che tendevano a sottostimare la ricchezza. Anche qui un esempio per capire: nei moduli della vecchia versione, basata sulle autodichiarazioni, l’80% dei contribuenti scriveva tranquillamente di non avere un conto in banca. E nessuno controllava. Nella nuova versione, che prevede una serie di verifiche incrociate, i contribuenti senza conto in banca sono precipitati al 20%. Un livello più ragionevole, una fotografia più fedele. Per questo la revisione selettiva potrebbe essere agganciata all’Isee: la riduzione degli sconti fiscali sarebbe così concentrata sui contribuenti che secondo il riccometro stanno meglio.

L’intervento in due tempi

Una prima, piccola mossa potrebbe essere fatta con la manovrina che il governo dovrebbe approvare la prossima settimana per evitare l’apertura di una nuova procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea. Non riguarderà gli sconti per le famiglie ma solo quelli per le imprese. E sarà un lavoro di cesello limitato ad eliminare alcune duplicazioni che si sono stratificate nel tempo. Impatto minimo sui costi delle imprese e sui conti pubblici. Più che un vero riordino sarebbe un segnale di buona volontà a costo zero, rivolto a Bruxelles che continua a chiederci riforme. La vera revisione, agganciata all’Isee, potrebbe arrivare dopo l’estate con il disegno di legge di Bilancio, la vecchia Finanziaria. Escluso che la sforbiciata tocchi gli sconti più importanti, come quelli sul mutuo o sulle spese mediche. Potrebbe riguardare gli assegni familiari ma solo a patto che in parallelo parta il nuovo assegno universale per i figli, che il governo sta spingendo in Parlamento: un testo che prevede un contributo fino a 200 euro al mese per ogni figlio, sempre legato all’Isee. La sforbiciata selettiva potrebbe concentrarsi su spese considerate meno sensibili, anche se tutto dipende dai punti di vista, come quelle per il veterinario o per l’attività sportiva dei figli.

Il nodo politico

Di revisione delle detrazioni fiscali si parla dal 2011. Sono passati sei anni e non è successo ancora nulla. È vero che il nuovo Isee consentirebbe di fare un intervento più mirato ed equo. Ma è anche difficile pensare che sia proprio il governo Gentiloni a fare quello che i suoi predecessori hanno lasciato nel cassetto. Adesso a Palazzo Chigi c’è meno ansia riformista rispetto ai tempi di Mario Monti e Matteo Renzi. Parlare di revisione della agevolazioni nel Def e nel Piano delle riforma da inviare a Bruxelles è prima di tutto un modo per dire all’Unione Europea che le riforme vanno avanti. Perché proprio al cammino delle riforme è legata una delle clausole che potrebbero concederci un po’ di flessibilità, l’ossigeno di cui abbiamo bisogno per tenere i conti in ordine e stimolare la crescita. Ma l’orientamento del governo, e del suo azionista di maggioranza Matteo Renzi, è chiaro: evitare qualsiasi aumento delle tasse in una manovra che dovrebbe arrivare a pochi mesi dalle elezioni politiche. Gentiloni si è impegnato a non far scattare gli aumenti dell’Iva. E, nella manovrina di aprile, non toccherà le accise sulla benzina, limitandosi a far salire un po’ quelle sul tabacco e sugli alcolici dove però in gioco entra la tutela della salute. Anche se selettivo, il taglio delle agevolazioni fiscali è operazione delicata. Quando si parla di Fisco, uno sconto in meno è pur sempre una tassa in più.

Lorenzo Salvia

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