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«Meglio fare due tamponi Le raccomandazioni pensate per Paesi con poche risorse»

Che valore hanno le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità sui tamponi?

«Sono raccomandazioni che sta ai governi applicare o no con provvedimenti specifici. Non sono vincolanti, non c’è obbligo — precisa Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Oms e membro del Comitato tecnico-scientifico —. Anche l’Italia farà una valutazione e deciderà come utilizzarle. Se opterà per il mantenimento del doppio tampone negativo, come unico criterio necessario per interrompere l’isolamento di un paziente, avrà scelto la strada della prudenza».

Continuare con l’uso del doppio test negativo come criterio per il rilascio dei pazienti è più prudente?

«L’uso del doppio tampone è la regola d’oro perché esclude ogni rischio. Affidarsi al solo criterio clinico, vale a dire basarsi sulla mancanza di sintomi per un certo numero di giorni (10 per gli asintomatici a partire dall’accertamento della positività, 10 giorni dall’insorgenza dei sintomi più almeno 3 senza sintomi per chi si ammala, ndr) comporta rischi bassi che però non si possono escludere, tanto che le linee guida parlano di “improbabilità”. È su questo che i singoli governi devono riflettere».

Che cosa cambia allora sul piano pratico?

«Viene indicata un’alternativa. I Paesi con risorse limitate e che dunque non possono garantire un secondo tampone, a causa dell’insufficienza di strumenti e personale medico, potranno utilizzare il solo criterio clinico per accertare che una persona non è più infetta o è minimamente infetta. Non parliamo di guarigione. Penso agli Stati africani, all’India, al Brasile che non hanno sistemi sanitari abbastanza capaci».

Cosa dovrebbe fare secondo lei l’Italia?

«È un Paese che i doppi tamponi può permetterseli e riesce a farli».

Perché questa nuova indicazione da parte dell’agenzia mondiale?

«Tutte le linee guida sul Covid-19 vengono continuamente aggiornate in base alle nuove acquisizioni scientifiche e si rivolgono indistintamente a tutti gli Stati che poi devono declinarle con atti autonomi. In questo caso sono stati citati 43 studi di riferimento. Ripeto, è un’alternativa pensata soprattutto per i sistemi sanitari che hanno difficoltà ad applicare le iniziali raccomandazioni sul doppio tampone negativo».

È vero che la bassa adesione alla campagna di test sierologici, lanciata per uno studio epidemiologico nazionale, è dovuta al ritardo con cui vengono eseguiti i tamponi sui volontari risultati positivi agli anticorpi?

«Sembra sia così. La scarsa adesione potrebbe essere motivata dalla mancanza di tempestività nel garantire l’esecuzione del tampone di verifica nel caso il test sierologico sia risultato positivo mostrando la presenza di anticorpi. Il tampone andrebbe fatto subito per non far perdere giornate lavorative a chi risponde alla chiamata della Croce Rossa. C’è il timore di essere bloccati da lungaggini burocratiche».

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