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Meglio chiedere al cliente di indicare la cassa assegni

La nuova soglia di mille euro per i pagamenti in contanti ha aumentato le responsabilità dei professionisti, in particolare di quelli che per motivi di servizio vengono a a conoscenza di eventuali infrazioni da parte dei propri clienti.
Ma i lavoratori autonomi non sono sempre in grado di conoscere e quindi denunciare al ministero dell’Economia e delle Finanze le infrazioni relative al l’utilizzo del denaro contante. Inoltre la riduzione della soglia di utilizzo del contante da 2.500 a 1.000 euro dovrebbe indurre i professionisti a chiedere ai propri clienti di prestare particolare cura alle modalità di contabilizzazione di determinate operazioni evidenziando nella prima nota la cosiddetta cassa assegni in luogo della cassa contante.
L’analisi dei rischi dei professionisti sulla tracciabilità deve iniziare proprio dalla lettura dell’articolo 51, comma 1 delle disposizioni in tema di antiriciclaggio (Dlgs 231/2007): «I destinatari del presente decreto, che in relazione ai loro compiti di servizio e nei limiti delle loro attribuzioni, hanno notizia di infrazioni alla disposizione di cui all’articolo 49…ne riferiscono entro trenta giorni al ministero dell’Economia e delle finanze». Il problema è di comprendere cosa il legislatore abbia inteso affermare con le espressioni «in relazione ai loro compiti di servizio» e «nei limiti delle loro attribuzioni».
Sicuramente il professionista non deve trasformarsi in una sorta di detective con la necessità di indagare sulla correttezza delle operazioni di cui è a conoscenza in virtù del mandato professionale. La valutazione sulla possibilità del professionista di avere notizia dell’infrazione commessa deve essere effettuata di volta in volta in base a elementi concreti e avendo riguardo alla prestazione svolta.
Ad esempio se il lavoratore autonomo tiene la contabilità semplificata di un imprenditore individuale è evidente che ben difficilmente avrà notizia del superamento della soglia di 1.000 euro di contante. La tenuta della contabilità semplificata non implica la conoscenza dei flussi finanziari (incassi e pagamenti). Quindi il professionista non sarà tenuto a segnalare la violazione. In base all’articolo 51, il professionista deve denunciare l’accaduto se ha notizia di violazioni nei limiti del mandato professionale che gli è stato conferito. Pertanto se dalla registrazione nei registri Iva delle fatture di acquisto e delle fatture emesse non emerge alcuna violazione, il professionista non potrà essere ritenuto responsabile di alcuna omessa segnalazione. Ma se su una fattura oltre la soglia dei mille euro risulta riportata la dicitura «pagata in contanti», va segnalata l’infrazione commessa dal proprio cliente al Mef. Un altro caso pressoché simile è quello del professionista incaricato della redazione del bilancio. I dati che gli vengono forniti indicano semplicemente l’ammontare dei saldi di fine anno. Difficilmente il diretto interessato potrà desumere, dalla documentazione fornita, l’avvenuto pagamento in contanti oltre la soglia di 1.000 euro. Pertanto, a meno che dalla documentazione non emergano comunque eventuali infrazioni commesse, il professionista non potrà essere ritenuto responsabile per la mancata comunicazione al Mef.
Alcune difficoltà nel denunciare al Mef le infrazioni commesse potrebbero derivare dalle modalità di contabilizzazione degli incassi pervenuti per il tramite di assegni bancari non trasferibili. Si consideri, ad esempio, il caso di un’azienda che incassa una fattura di 15.000 euro con un assegno (non trasferibile). L’ufficio amministrativo, nell’aggiornare la prima nota, riporterà nella colonna cassa l’importo incassato. Infatti, fin quando l’assegno non risulta versato sul conto corrente bancario, il conto movimentato è quello della cassa. Il professionista potrebbe quindi essere indotto in errore e per questo ritenere necessaria la segnalazione al Mef. Diversamente, essendo avvenuto il pagamento con un assegno bancario non trasferibile nessuna violazione risulterà effettivamente commessa.
Il problema potrebbe essere superato chiedendo alla società di distinguere nella prima nota la cassa assegni dalla cassa contanti. Sarà così agevole comprendere che la giacenza di cassa, a pagamento avvenuto, non sarà costituita da denaro contante, ma da un assegno.

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