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Mef: «Salvataggio Mps a breve» Viola (Vicenza): «Ok entro estate»

«Nelle prossime settimane si dovrebbe giungere alla decisione formale della Commissione europea sugli aiuti a Montepaschi. Poi il ministero dell’Economia potrà procedere con la ricapitalizzazione precauzionale. Nel frattempo, comunque, la banca senese è in sicurezza». Manca ormai poco, secondo Fabrizio Pagani, capo della segreteria tecnica del Ministero dell’Economia che ha in mano tutte le più spinose questioni bancarie, per chiudere il salvataggio di Mps. E Fabrizio Viola, consigliere delegato della Banca Popolare di Vicenza, si augura che manchi poco anche per il salvataggio delle due banche venete in crisi. «La continuità è a rischio se non si concretizza la ricapitalizzazione precauzionale – spiega Viola -. Stiamo lavorando giorno e notte perché accada. Le due banche venete sono in condizione di funzionare adeguatamente per un certo numero di mesi, per cui è necessario che l’intervento statale arrivi a breve. Mi auguro l’Ok europeo prima dell’estate».
I tempi, dunque, sono e si spera siano brevi. La previsione di Pagani e l’auspicio di Viola sono emersi ieri all’ottavo «Forum Banca e Impresa» organizzato dal Sole 24 Ore, nel quale si sono toccati tutti i temi più delicati della grande crisi che ha colpito il sistema creditizio italiano. Il messaggio generale che è emerso nel convegno è in parte rassicurante: il peggio potrebbe essere passato. Alcune situazioni estreme (appunto Mps, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, Popolare Etruria & C) sono infatti in via di risoluzione, la redditività sta timidamente tornando e il credito a famiglie e imprese sta – seppur timidamente – accelerando. Ma restano ancora tanti nodi da sciogliere: primo fra tutti quello dei crediti deteriorati. E, ovviamente, la gestione delle crisi.
Situazioni «speciali»
Il rilancio del sistema bancario in generale non può non partire dal salvataggio delle banche in crisi. Pagani, come detto, ha annunciato che il salvagente pubblico per Mps è ormai imminente. E ieri sera un portavoce della Commissione Ue ha ricordato che «la Commissione, la Bce e le autorità italiane stanno lavorando fianco a fianco». Più indietro, invece, l’iter di salvataggio delle due banche venete. «Stiamo condividendo il piano di ristrutturazione con le Autorità – ha spiegato Viola -. Stiamo lavorando per ridurre i costi operativi e abbiamo avviato una trattativa con i sindacati per tagliare anche il costo del personale». Il piano passa anche dalla vendita dei crediti deteriorati: «L’utilizzo delle Gacs (le garanzie pubbliche, ndr) è complesso – spiega Viola -. Ci stiamo lavorando».
Il nodo delle sofferenze
C’è poi il problema dei problemi: il fardello di crediti deteriorati che zavorra i bilanci delle banche. Nodo che – ricorda Gennaro Casale di Bcg – non è uguale per tutte le banche: «Alcune hanno un livello di sofferenze sostenibile, altre no». Ma il problema è comunque sistemico. Come risolverlo? Giuliano Cicioni, di Kpmg, sostiene che «le banche debbano trasformare l’attività di gestione dei crediti in una vera e propria business unit». Secondo Paolo Pellegrini di Cerved Credit Management «a fronte di una crescita esponenziale di Npl negli ultimi anni, le banche non hanno fatto crescere in maniera adeguata le strutture attive nella gestione dei crediti». Per questo tanti istituti cercano di vendere, ma gli investitori sono disposti a comprare Npl a prezzi troppo bassi. Per spuntare prezzi migliori – suggerisce Massimo Massimilla di Algebris Italy – le banche dovrebbero «suddividere il portafoglio in più parti», in modo da offrire ad ogni investitore la fattispecie di crediti che preferisce. E Andrea Resti di Rev (la bad bank delle quattro banche salvate nel 2015) suggerisce di migliorare la qualità dei dati relativi al portafoglio di Npl.
Fabrizio Pagani del Mef ha infine ricordato i vari provvedimenti che il Governo ha varato negli ultimi anni per facilitare il recupero dei crediti deteriorati. Per esempio le Gacs (garanzie pubbliche sulle cartolarizzazioni di crediti in sofferenza), che secondo molti hanno funzionato poco e ora sono in scadenza: «Queste garanzie saranno rinnovate di certo – assicura Pagani -. Varie banche le stanno guardando per smobilizzare i loro crediti». In forse, invece, il rinnovo dell’imposta di registro fissa di 200 euro per chi compra un immobile in asta: il Mef – spiega Pagani – sta valutando se rinnovare questa agevolazione dopo la sua scadenza a giugno, ma ancora non ha deciso. «Occorre capire se questa facilitazione, che ha un impatto sulla finanza pubblica, sia stata utilizzata». Nel Forum si è anche parlato della rivoluzione digitale e dei nuovi strumenti per sostenere le Pmi: dalle Spac ai Pir.

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