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Il Mef riparte con i bond in dollari: prima emissione dopo 9 anni

Dopo nove anni di assenza il Tesoro torna a collocare titoli di Stato in dollari. L’ultima volta dei Btp a stelle e strisce risale al settembre 2010. Ma è stato soprattutto un lungo lavoro tecnico e normativo, portato avanti negli ultimi due anni, a permettere di riaprire la finestra.

L’annuncio è arrivato nella tarda mattinata di ieri. Il ministero dell’Economia ha chiesto di organizzare una Global Investor Call a un gruppo di banche, composto da Barclays, Hsbc e Morgan Securities. Ma altri imprenditori potranno essere della partita, in un mercato potenziale di riferimento che per il loro tramite si estende agli investitori al dettaglio.

Dalle manifestazioni di interesse raccolte per questa via arriveranno i dettagli dell’emissione vera e propria: a indicare prima le scadenze vendute e poi l’ammontare dei titoli collocati sarà una serie di comunicazioni, attese a stretto giro nel corso della settimana. Dalla Sec è arrivata l’autorizzazione per un massimale di tre miliardi di dollari. Ma bisogna dire che il tetto riguarda ovviamente solo il mercato statunitense, mentre l’emissione guarda oltre i confini Usa. E che d’altra parte il massimale può essere raggiunto in più tranche.

L’incarico al pool di banche non arriva comunque a freddo. Perché è da tempo che il dipartimento del Tesoro, guidato da Davide Iacovoni, sta tastando il polso dei grandi investitori per misurare il successo potenziale di un collocamento di questo tipo. Per il ministero dell’Economia l’obiettivo è quello di tornare ad allargare la platea di acquirenti dei titoli di Stato, passaggio essenziale per chi ogni anno deve emettere intorno a 250 miliardi di bond a medio lungo termine e ha quindi interesse a diversificare interlocutori e scadenze. E i sondaggi condotti nei mesi scorsi hanno incoraggiato a premere in questa direzione, al punto che dopo questo ritorno che nei prossimi giorni definirà dimensioni e performance già si guarda a una successiva emissione multitranche sempre in dollari da realizzare nei prossimi mesi.

A ostacolare il ritorno dei bond italiani nella prima linea di questo mercato, americano e non solo, è stato fin qui un doppio ordine di problemi. L’altalena dei rendimenti che ha accompagnato il complicato rapporto del governo Conte-1 con i mercati non ha aiutato, come ammette lo stesso minisero dell’Economia nelle ultime Linee guida della gestione del debito pubblico quando cita come ostacolo «le condizioni di accentuata volatilità sul mercato dei titoli di Stato». Oggi il problema appare appianato, con uno spread che da un mese oscilla intorno ai 150 punti e l’obiettivo richiamato ancora ieri dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri di abbassare ancora la pressione degli interessi riagganciando i livelli spagnoli.

Ma a tenere fin qui i bond governativi italiani lontani dal ritorno sulla scena in dollari è stata anche una questione più immediatamente pratica. Il via libera della Sec è arrivato solo la scorsa settimana e rappresenta l’ultima tappa di un cantiere normativo e regolatorio durato più di 24 mesi. La base è il decreto garanzie arrivato in porto a fine 2017, dopo lunghe discussioni nel governo di allora, guidato da Paolo Gentiloni. Chiuso quel provvedimento, siè lavorato ai Csa, cioè gli accordi bilaterali che servono a supportare le operazioni in derivati. Queste intese rappresentano in pratica una rete di protezione che abbassa i costi, impennati dalla regolamentazione sviluppata dopo la crisi finanziaria, dei cross currency swap a copertura del rischio di credito fra il Tesoro e le controparti.

L’idea è quella di recuperare un protagonismo su questa fetta di mercato internazionale che l’Italia ha perso negli ultimi anni. La prima emissione in dollari, un trentennale da 3,5 miliardi, risale al 1993, nel 2001 l’avvio vero e proprio del programma Global Bond ha fatto proseguire questa strada che poi è stata però abbandonata. Oggi in circolazione ci sono 5,5 miliardi di dollari di bond governativi italiani, cioè i 3,5 del debutto (scadenza 2023) e 2 miliardi in scadenza nel 2033.

 

Gianni Trovati

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