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Mediolanum si fonde in Banca Mediolanum

Il gruppo Mediolanum accorcia la catena partecipativa con la fusione “inversa”’ tra Mediolanum Spa e Banca Mediolanum. Sarà infatti la capogruppo a fondersi nella banca, di cui detiene interamente il capitale. L’operazione, approvata ieri dai cda delle due società, comportera’ la quotazione delle azioni di Banca Mediolanum in Borsa. «La fusione si pone nel contesto della razionalizzazione della struttura del Gruppo Bancario Mediolanum conseguente alla recente assunzione del ruolo di capogruppo da parte della controllante Mediolanum», spiega una nota precisando che Banca Mediolanum «ritorneà a svolgere le attivita’ di indirizzo e coordinamento del gruppo bancario». L’operazione, inoltre, «consegue l’obiettivo di accorciare la catena partecipativa, di efficientare i processi organizzativi e gestionali, al contempo migliorando il livello di redditivita’ e salvaguardando i marchi e la vocazione commerciale del Gruppo Bancario Mediolanum”. Il Progetto di Fusione prevede l’assegnazione agli azionisti di Mediolanum di una azione ordinaria Banca Mediolanum per ogni azione ordinaria di Mediolanum. E’ previsto il diritto di recesso per gli azionisti di Mediolanum spa.
Intanto Mediolanum Vita punta alle Pmi e investe 5 milioni di euro nel fondo chiuso Tenax Credit Italian Fund, un prodotto di diritto irlandese che ha come obiettivo raccogliere 150 milioni per finanziare piccole e medie imprese italiane. La partenza è prevista per inizio giugno e al momento è stata già incassata la metà della cifra target. Lo hanno annunciato Ennio Doris, ad di Mediolanum, e Massimo Figna, ceo e fondatore di Tenax Capital, società di asset management nata nel 2004.
Doris ha sottolineato la difficoltà per le piccole medie imprese italiane di ottenere finanziamenti da parte degli istituti di credito, evidenziando quindi la necessità di spingere canali alternativi agli sportelli. «Le banche hanno 200 miliardi di crediti in sofferenza contro i 41 pre crisi- ha affermato Doris – in più dal’1 gennaio 2016 entrerà in vigore la nuova regola europea “bail in” che non permetterà più salvataggi governativi e un fondo che raccoglie capitale di rischio da parte di imprese può prestare denaro con più tranquillità». Massimo Figna ha evidenziato la forte incidenza dal debito bancario in Italia e quindi il potenziale di crescita di canali alternativi. «Difficile che le Pmi possano avere ancora credito quando le banche rappresentano già il 70% dei crediti alle imprese contro una media europea del 40% e del 30% del mondo anglosassone. Oggi una banca non eroga a più di 3/4 anni e per periodi più lunghi servirebbe un raddoppio di capitale non controbilanciato da un aumento di redditività». In pratica secondo Figna questo 70% può solo ridursi. Il fondo si concentra su circa 1.200 aziende italiane con un fatturato compreso tra 50 e 200 milioni, un rapporto tra debito ed ebitda inferiore a 4,5 volte e ha una durata di 7 anni. L’obiettivo di rendimento è 3 punti in più rispetto al BTp di pari durata, mentre il tasso d’interesse richiesto si aggira intorno al 6%. Si rivolge a compagnie di assicurazioni che in Italia per l’80% sono investite in titoli di Stato, contro il 37% delle compagnie europee o il 15/20% di quelle Usa o inglesi. «La nostra ambizione- prosegue Figna – è raccogliere capitale dalle compagnie assicurazioni estere. Dobbiamo essere prudenti e non andiamo su profili obbligazionari rischiosi. Vogliamo essere l’alternativa al BTp».
Mediolanum ha già impostato iniziative rivolte al mondo delle piccole medie imprese con il fondo aperto Sviluppo Italia che investe solo in bond e azioni di Pmi e United Ventures, un veicolo di Venture Capital attraverso il quale sono stati investito 3 milioni per sostenere imprese tecnologiche italiane. «Il problema del nostro paese – ha concluso Doris – è avere un’economia ingessata perché mancano capitali di rischio e finanziamenti a lungo termine e questo succede perché il nostro sistema è bancocentrico. Anche l’imprenditore italiano si deve aprire e accettare il capitale di rischio. Dobbiamo muoverci in un mondo più flessibile».
Sul fronte Banca Esperia, la partecipazione in capo a Mediolanum rimane in vendita, anche se per ora non ci sono trattative in corso. La conferma e’ stata data dal fondatore del gruppo di risparmio gestito, Ennio Doris: «Banca Esperia è stato un bellissimo investimento, ma per noi non è strategica», ha dichiarato l’imprenditore. «Mediobanca dovràprendere la sua decisione – ha continuato – credo che per l’istituto Banca Esperia sia strategica». Banca Esperia ha chiuso il 2013 con un utile di 1,8 milioni ed è attesa un risultato ananlogo anche per il 2014. Quanto alla valutazione della società, Doris ha dichiarato «io ho le mie idee e a mio parere Esperia vale tantissimo, visto che può essere la porta di ingresso per gli stranieri che vogliono entrare sul mercato italiano, un mercato di grande interesse. Anzi c’è qualcuno all’estero si morderà le mani per aver perso le occasioni, quando capirà che l’Italia non è più a rischio come pensava nel pieno della crisi».

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