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Mediolanum, sì a cedola

Ci sono voci sul fatto che Bce e Banca d’Italia dovrebbero andare verso un’autorizzazione a pagare i dividendi in modo selettivo. La nostra aspettativa, visto che dal punto di vista patrimoniale siamo messi benissimo, è di avere la possibilità nel 2021 di pagare il saldo dividendi dell’esercizio 2019 e tutto il dividendo 2020. Siamo in attesa che i regolatori ci diano l’autorizzazione»: lo ha affermato Massimo Doris, a.d. del gruppo Mediolanum, dopo la pubblicazione dei risultati finanziari a fine settembre. Il Cet 1 è salito al 21,8%, raggiungendo i massimi storici a seguito della capitalizzazione del saldo dividendo 2019 non distribuito in osservanza delle raccomandazioni di Bankitalia.

Doris si aspetta conti positivi anche a fine anno dopo che nei nove mesi l’utile è sceso a 249,8 milioni di euro (284,8 mln a settembre 2019) a causa di minori performance fees e per l’assenza dell’equity contribution della partecipazione in Mediobanca. E dopo che i risultati commerciali, pari a 8,037 miliardi, sono balzati del 77% su base annua.

Intanto prosegue lo sviluppo dell’area investment banking, nonostante che la volatilità dei mercati non abbia aiutato in questa fase. «Vogliamo rafforzare questa area business, in particolare per quanto riguarda i servizi alle pmi per la finanza straordinaria», ha precisato l’a.d., che si è detto molto soddisfatto dell’attività di Flowe, la piattaforma digitale per servizi bancari di base lanciata quest’anno.

Mediolanum non avverte nessuna esigenza di consolidamento. «Stiamo crescendo molto bene, nel nostro caso non c’è la necessità di aggregarsi, puntiamo sulla crescita organica», ha osservato Doris. «Per le banche tradizionali è diverso: devono fare i conti con gli Npl, aumentare i ricavi e fare economie di scala, il consolidamento è qualcosa di necessario per loro. L’operazione tra Intesa Sanpaolo e Ubi ha fatto ripartire il mercato delle aggregazioni. Nel nostro segmento ci sono realtà che stanno crescendo e stanno andando benissimo perché ripagano il capitale che consumano, non hanno bisogno di aggregarsi per stare sul mercato perché stanno crescendo a ritmi forti. Questo non vuol dire che sia sbagliato aggregarsi, ma non c’è la necessità. Noi cresciamo a ritmi sostenuti, come dimostrano i nostri volumi, per quanto mi riguarda la necessità di aggregarmi non ce l’ho. Di crescere sì. Banca Mediolanum sta crescendo bene in Italia e in Spagna e cresceremo all’estero anche attraverso Flowe. Quest’ultima non è nata per stare in Italia, ma per andare in Europa».

Quanto a Mediobanca, di cui il gruppo e la famiglia Doris sono azionisti, Il banchiere si è cosi espresso: «Non ho più avuto colloqui con Leonardo Del Vecchio. Avevo avuto uno scambio con lui in occasione di alcune mie dichiarazioni passate che erano state lette come contrarie al suo ingresso nel capitale di Mediobanca, dopodiché non l’ho più sentito. Abbiamo, come sapete, riclassificato le azioni detenute in Mediobanca da partecipazione strategica a portafoglio held to collect and sell e siamo soddisfatti di come sta andando l’istituto di credito, dei risultati che ha ottenuto e del piano industriale. Siamo semplicemente un po’ più liberi di prima, siamo felici investitori».

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