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“Mediolanum pronta a remunerare di più i soci”

Una banca con un Common equity tier 1 ratio del 18,09%, uno dei più alti d’Europa: ecco il livello di patrimonializzazione su cui può contare il gruppo Mediolanum, che da ieri è una banca a tutti gli effetti, complici gli adeguamenti normativi chiesti dalla Vigilanza.
Il cda del gruppo guidato dall’a.d. Massimo Doris, che ieri ha diffuso i dati relativi alla semestrale, ha infatti dato il via libera all’integrazione della holding Mediolanum nel gruppo bancario omonimo. L’effetto è stato il balzo dei ratios patrimoniali, passati dal 14% circa di Banca Mediolanum (calcolato su Basilea 2) a oltre il 18%. Si tratta di un livello più che doppio rispetto al requisito minimo (8%) imposto dalla Bce alle banche europee coinvolte nell’Aqr, in cui comunque Mediolanum non rientra. Ecco perchè, secondo Massimo Doris, il patrimonio in “eccesso” può essere utilizzato «un po’ per alzare il dividend payout, oggi fissato al 50%» ma anche «per essere più aggressivi nell’erogazione dei prestiti», come spiega il manager al Sole 24 Ore. Un Cet 1 «adeguato», sottolinea Doris, potrebbe così essere quindi «più basso, come un 14% o 16%, anche se ne della politica del dividendo ragioneremo a novembre». In termini di erogati, invece, Mediolanum punta a rafforzare il trend di crescita che già si è evidenziato nei primi sei mesi dell’anno, periodo in cui lo stock dei mutui in essere è aumentato del 34% mentre i crediti totali sono cresciuti del 6,8%.
Non è neppure escluso che l’alto livello di patrimonio di prima qualità possa servire a crescere per linee esterne. «Siamo aperti a esaminare eventuali dossier relativi a banche rete – spiega Doris – mentre escludiamo un interesse per le banche tradizionali».
Tornando alla semestrale, i risultati evidenziano un aumento dei ricavi da commissione di gestione, che compensano in parte il calo del margine da interessi. Complice l’aumento delle spese generali, soprattutto legate a investimenti informatici, l’utile netto è tuttavia in calo: la flessione è del 17%, a 165 milioni di euro, rispetto all’anno precedente quando però si erano registrati «importanti plusvalenze» generate dalla vendita di titoli di Stato (44 milioni), che quest’anno sono state solo 19 milioni.
Doris si dice «molto soddisfatto» dell’andamento delle masse gestite in crescita del 15%, a 61,3 miliardi, con una raccolta netta postiiva per 1,89 miliardi. «Siamo in netto vantaggio rispetto all’andamento dell’anno scorso – conclude Doris – arrivare ai 3,5 miliardi per la fine dell’anno sarebbe un risultato soddisfacente».
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