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Mediolanum libera su Mediobanca: possibile vendita della partecipazione

Mediolanum potrebbe cedere la sua quota in Mediobanca, se Leonardo Del Vecchio dovesse salire oltre il 10%, cambiare la governance e le strategie dell’istituto. La partecipazione in Piazzetta Cuccia, pari al 3,28%, è stata spostata infatti dalle partecipazioni strategiche a quelle “disponibili per la vendita”. È quanto riferisce una nota del gruppo, in cui si precisa che la stessa partecipazione è stata valutata da un esperto indipendente – nell’ambito della redazione del bilancio 2019 – che ha stimato in 9,826 euro il valore per azione, facendolo convergere a quello di mercato: ciò ha portato il cda a procedere sul rendiconto consolidato a una svalutazione del valore di carico di complessivi 67 milioni. Il cambio di rotta su Mediobanca, avviene perchè il cda di Banca Mediolanum, «considerate le possibili evoluzioni sulla futura governance di Piazzetta Cuccia, anche alla luce dei fattori esogeni che hanno recentemente interessato la compagine azionaria, ha ritenuto di modificare i propri obiettivi strategici passando da una logica di valorizzazione della partecipazione in un arco temporale di medio lungo termine a un approccio aperto a maggiore flessibilità». Di qui la riclassificazione da «partecipazione strategica a portafoglio held to collect and sell».

Ma cosa è cambiato nella sostanza per giustificare questa decisione, considerato che fino a prima di Natale la famiglia Doris aveva aumentato la sua esposizione sulla banca d’affari milanese? In realtà Mediolanum ha voluto tenersi le mani libere di fronte a qualsiasi evenienza, come spiegato anche a «Il Sole-24Ore» dall’ad della banca, Massimo Doris. «La mia famiglia ha comprato fino allo 0,5% perchè riteniamo che Mediobanca sia un buon investimento, ma così come ha comprato è libera di vendere. La banca mantenendo la partecipazione tra quelle strategiche avrebbe avuto invece più vincoli», ha spiegato Doris, osservando che comunque la politica di investimento della banca e quella della famiglia possono essere diverse. Ad ogni modo tutto è legato “all’incognita Del Vecchio”, che non ha chiesto di entrare nel patto di cui Mediolanum è il primo azionista – peraltro un patto di pura consultazione e sceso al 12,5% dopo l’uscita di UniCredit -, è salito in pochi mesi al 10% e, a stare alle indiscrezioni, ha in animo di chiedere alla Bce l’autorizzazione a raddoppiare fino al 20%. Considerato che a fine ottobre, con l’approvazione del bilancio 2019/2020, scadranno anche il presidente Renato Pagliaro e l’ad Alberto Nagel, insieme all’intero consiglio, la possibilità che Del Vecchio voglia cambiare management e strategie esiste.

«Questo non significa automaticamente che se Del Vecchio sale al 20%, noi usciamo, ma che valuteremo insieme al consiglio se farlo. Lo spostamento della partecipazione nel portafoglio delle attività disponibili per la vendita ci lascia le mani libere a riguardo – ha precisato Massimo Doris – Se invece Mediobanca resta indipendente e gestita come è stata gestita finora, restiamo». «Se Del Vecchio decidesse di salire oltre il 10% supererebbe la quota del patto e diventerebbe determinante in assemblea. Deve essere rinnovato il consiglio e se Del Vecchio salisse al 15 o 20% è difficile che Mediolanum possa ancora avere un rappresentante in cda. Che linea vorrà dare a Mediobanca? Sono tutte domande che ci siamo posti. Non sappiamo cosa accadrà», ha aggiunto.

Non risultano novità rispetto alla fine dell’anno scorso, ma è chiaro che quest’anno in Piazzetta Cuccia si dovranno tirare le somme rispetto agli ultimi movimenti nell’azionariato. Vincent Bollorè ha dato anzitempo disdetta al patto, mantenendo comunque ancora una quota superiore al 5%. UniCredit, che era il primo azionista, ha venuto. Leonardo Del Vecchio è spuntato col 10%, prima criticando il posizionamento di Mediobanca, poi appoggiando il piano triennale che Nagel ha presentato a novembre. E, infine, il primo azionista di quello che resta del patto, ha fatto sapere che è pronto ad andarsene se le cose dovessero cambiare in direzione non gradita. In teoria l’azionista di maggioranza di Mediobanca è il mercato e lo statuto assegna al consiglio uscente la potestà di presentare la lista per il rinnovo. Nella pratica si vedrà.

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