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Mediolanum, la Bce riapre il caso Fininvest

La finanziaria contesta la decisione e annuncia ricorso «in tutte le sedi previste»
La Banca centrale europea riapre il caso Fininvest-Banca Mediolanum. Con un provvedimento arrivato negli uffici della holding nelle scorse ore, la Bce ha posto una sorta di veto alla presenza di Fininvest nel capitale dell’istituto con una partecipazione qualificata. Si è opposta, in sostanza, al fatto che il pacchetto del 30% sia rientrato nel pieno possesso della finanziaria della famiglia Berlusconi.
Secondo le logiche Bce la fusione tra Mediolanum e Banca Mediolanum ha di fatto creato un nuovo istituto e questo, stando alle direttive in materia di vigilanza bancaria, consente alla Banca centrale di esercitare il proprio potere di controllo sulla “nuova” entità. Successive verifiche, dunque, avrebbero stabilito che il profilo reputazionale di Berlusconi non sarebbe adeguato per vestire i panni del socio qualificato di Banca Mediolanum. Va detto, in merito, che il concetto di profilo reputazionale come applicato dalla Bce potrebbe raccogliere un’interpretazione molto più ampia del più “italiano” requisito di onorabilità. La discrezionalità sarebbe da ricercare nella direttiva Ue n. 44 del 2007 che ha inserito dei parametri valutativi più elastici che fanno riferimento a una nozione più allargata del termine reputazione.
Detto ciò, la replica del Biscione è stata secca: «Fininvest, riservandosi ogni ulteriore commento una volta effettuati gli opportuni approfondimenti, contesta in radice il fondamento giuridico di questa decisione, nonché la legittimità degli atti del procedimento che a una tale decisione hanno condotto».
Per questo, «convinta della validità delle proprie ragioni, che hanno già trovato pieno riconoscimento da parte del Consiglio di Stato, la società tutelerà con la massima energia e determinazione i propri diritti ed interessi, agendo in tutte le sedi previste dalla normativa sia a livello nazionale che europeo».
Possibile, dunque, un imminente ricorso alla Corte di Giustizia europea. Ma è altrettanto probabile che nelle prossime ore la Banca d’Italia emetta un provvedimento operativo che renda esecutivo l’intervento della Bce. Provvedimento che, anche in questo caso, verrà impugnato in tutte le sedi possibili complice il fatto che Fininvest ha dalla sua la vittoria del marzo scorso al Consiglio di Stato. Circa due anni fa Banca d’Italia, a seguito della perdita dei requisiti di onorabilità da parte dell’azionista di maggioranza della holding, Silvio Berlusconi per la condanna in via definitiva per frode fiscale nel processo sui diritti tv Mediaset, aveva congelato la quota eccedente il 9,9% di Banca Mediolanum imponendo la successiva valorizzazione del pacchetto nell’arco di un triennio. Dopo un lungo iter giudiziario iniziato a gennaio 2015 con una prima chiamata al Tar (l’intervento di Bankitalia era stato a ottobre 2014), il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso principale di Berlusconi contro l’obbligo di valorizzare il pacchetto del 20% circa stoppando la vendita. In quell’occasione il Consiglio di Stato aveva di fatto dato ragione agli avvocati di Berlusconi che sostenevano che la norma sui requisiti di onorabilità potesse essere applicata solo ai soggetti che acquistano azioni. Mentre invece Fininvest quel pacchetto lo deteneva già poiché era socio forte di Mediolanum. Non è un caso, forse, che nel provvedimento Bce stigmatizzi «l’acquisizione» di una partecipazione qualificata.

Laura Galvagni

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