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Mediolanum, Bankitalia insiste: Berlusconi venda. L’ipotesi Doris

Bankitalia ha deciso: Fininvest, entro 18 mesi, dovrà vendere la quota che eccede il 9,99% in Banca Mediolanum e cioè poco più del 20%, come già indicato a fine ottobre dalla Bce, a seguito della perdita dei requisiti reputazionali da parte dell’azionista di maggioranza Silvio Berlusconi. I tempi non sono stretti e soprattutto non è detto che la vendita sarà necessaria: già nel marzo 2016 Fininvest aveva vinto il ricorso contro l’obbligo di una prima cessione imposta dall’Autorità di Via Nazionale nel 2014 e, anche in questo caso, la holding ha detto che si opporrà al provvedimento. Detto questo, nel caso Fininvest stavolta non vincesse nelle aule di tribunale, i compratori ci sono già. Una quota fino al 5% potrebbe essere rilevata dal fondatore della banca Ennio Doris e famiglia, mentre per la quota restante sarebbero già pronti fondi istituzionali. L’eventualità comporterebbe qualche riassetto tra i Doris, in quanto la holding di famiglia Fin Prog Italia ha il 26,41% e, se acquistasse il 5%, scatterebbe l’obbligo di Opa. Per rilevare la quota, che alla capitalizzazione di ieri (poco più di 5 miliardi) vale 250 milioni, dovrebbero agire singolarmente i Doris: il fondatore Ennio, che detiene il 3,18%, la moglie Lina Tombolato, che direttamente e attraverso una società arriva al 6,71%, il figlio Massimo, che attraverso la Snow Peak ha l’1,96%, e la figlia Sara (1,96%).

Fausta Chiesa

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