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Mediobanca, via al nuovo patto

Si alza il velo sul nuovo patto di sindacato di Mediobanca. Salvo colpi di scena all’ultimo minuto, oggi il direttivo e l’assemblea del patto approveranno il nuovo testo dell’accordo. Una intesa che cambia non solo nel peso complessivo della quota sindacata, ormai al 30,15%, ma soprattutto nella struttura. La natura dell’accordo resterà la stessa, di sindacato dunque, la durata sarà biennale, quello che cambierà sarà il peso dei singoli azionisti all’interno del patto. Questo perché scompare la «storica» suddivisione dei soci in gruppi. Finora, infatti, l’accordo vedeva una ripartizione nel patto tra soci A (banche), B (soci industriali) e C (soci esteri).
Dopo l’ultima revisione del patto le banche (Unicredit e Mediolanum) sono rimaste ferme al 12,03%, mentre il gruppo B che raccoglieva il 19% del capitale è sceso al 12,02%,e il gruppo C dei soci francesi che totalizzava l’11% del capitale è passato al 6,4%. Il ridimensionamento dei diversi gruppi con un azionariato così «asciugato», ma soprattutto la profonda rivoluzione avviata da Mediobanca, ora più focalizzata sul core business e non più storica «cassaforte» di partecipazioni incrociate, ha consigliato di rivedere un modello ormai giudicato non più attuale e di immaginarne una versione più moderna. Si tratta di una svolta storica, se si pensa che tale ripartizione risale fino ai tempi della privatizzazione (la vecchia separazione tra banche e imprese) e si è poi sigillata nel 2003 con l’ingresso dei soci francesi. Allora il patto Mediobanca raggruppava il 52,5% del capitale per arrivare poi alla fine del 2004 a raccogliere il 55,4 per cento. A distanza di quasi dieci anni, dunque, l’accordo è sceso del 25%, discesa auspicata e accompagnata dall’attuale management che, soprattutto negli ultimi due anni, ha accelerato una profonda metamorfosi di piazzetta Cuccia. Un sistema pian piano «smontato» da Alberto Nagel sia nella gestione e valorizzazione delle partecipazioni che nella rifocalizzazione sul core business. Tanto è vero che l’istituto negli ultimi cinque anni ha ceduto partecipazioni per oltre 3 miliardi e con il nuovo piano ha annunciato dismissioni per altri 2 miliardi (nel primo anno sono state già cedute 800 milioni).
Naturale dunque ripensare un accordo giudicato non più attuale. La scomparsa dei gruppi, così, vedrà come singolo primo azionista di Mediobanca UniCredit (8,7%), seguito da Bolloré (6,4%) e dal gruppo Mediolanum (3,38%). Sotto di loro, escluso il gruppo Benetton che è socio con il 2,16%, figurano poi partecipazioni al di sotto della soglia rilevante.
Ne consegue, dunque, che la rappresentanza dei soci nel consiglio di amministrazione di Mediobanca sarà rivista e seguirà un criterio proporzionale alle partecipazioni possedute. Sempre oggi, infine, il patto dovrà prendere atto dell’aumento della quota da parte di Vincent Bolloré salito nelle scorse settimane dal 6 al 6,46% attuale. Una soglia, peraltro, che potrebbe essere superata in tempi stretti: Bolloré era stato già preventivamente autorizzato a salire fino all’8%.
Infine il consiglio di amministrazione di Mediobanca che si riunirà sempre oggi nel pomeriggio esaminerà anche il preconsuntivo dell’esercizio chiuso il 30 giugno e il budget per il prossimo anno.

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