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Mediobanca, via ai lavori per il nuovo statuto

L’analisi dei conti semestrali chiusi il 31 dicembre scorso. È questo il punto chiave trattato nel patto Mediobanca riunito nel pomeriggio di ieri. Al termine del quale, però, sono emersi dettagli importanti rispetto a quella che è una questione cruciale per gli assetti di Piazzetta Cuccia: la nuova governance. In particolare, si è appreso che al consiglio di amministrazione dello scorso 9 febbraio, riunito per esaminare la semestrale, il board ha di fatto condiviso la tabella di marcia per definire le nuove regole di governo. Tabella che sposa un modus operandi che punta a una collaborazione tra consiglieri, in quanto rappresentanti dei soci, e management, per individuare una soluzione condivisa che sposi le best practice di settore. In ragione di ciò è stato deciso che consiglieri e prime linee, innanzitutto l’amministratore delegato Alberto Nagel e il presidente Renato Pagliaro, si riuniranno con cadenza bimestrale per sciogliere i nodi chiave e promuovere i progressi. Con l’intenzione di arrivare, all’assemblea di bilancio del prossimo autunno, con le idee chiare su come procedere. E in quella sede varare uno nuovo statuto che diventi efficace al prossimo rinnovo del consiglio di amministrazione (all’assemblea di ottobre 2017).
In quest’ottica, il primo incontro è già stato fissato e si terrà il prossimo 26 febbraio. Sarà una sorta di riunione di induction, ossia di introduzione a un tema assai delicato. «Si tratterà di un vertice informale con amministratori e top manager per la revisione dello statuto», hanno commentato ieri fonti vicine al patto Mediobanca. L’appuntamento, è stato spiegato, ha la finalità di «non ridurre tutto il confronto», su un tema particolarmente rilevante, «alle sole riunioni del consiglio di amministrazione». D’altra parte, questi stessi summit aggiuntivi «sono stati sollecitati anche dal regolatore».
Come è noto, Mediobanca sta di fatto lavorando per «capire quali modifiche apportare allo statuto per l’adeguamento alle nuove norme di Bankitalia». Norme che, si sa, vanno a incidere sul numero dei consiglieri, sul numero dei manager in consiglio (oggi sono cinque)e sull’avere o meno un comitato esecutivo. Tutti temi collegati tra loro poiché vanno a tratteggiare la composizione del board sia dal punto di vista qualitativo (quanti manager, quanti indipendenti e con che profilo) che quantitativo. Anche per questo, è plausibile immaginare una nuova riunione del patto prima dell’estate.
Nel mentre, procederanno gli altri incontri che serviranno per mettere sul piatto quella che è l’idea che matureranno i soci sui necessari cambiamenti e quali sono le opzioni che il management presenterà, stante il confronto che ci sarà con i principali stakeholder e con il mercato.
Traendo spunto, magari, da ciò che faranno le principali banche italiane chiamate a rinnovare la governance già alle assemblee del prossimo aprile. Le nuove indicazioni di Bankitalia hanno fissato un tetto a 15 consiglieri per gli istituti come Mediobanca e l’attesa è che Piazzetta Cuccia definisca un numero minimo (9-11) e massimo (15) di componenti.

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