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Mediobanca, vertici confermati

di Sergio Bocconi

MILANO — Nel consiglio di Mediobanca per i francesi entra come indipendente Anne-Marie Idrac, mentre Pierre Lefevre, presidente di Groupama Italia, sostituisce il numero uno del gruppo Jean Azema; i soci industriali, sempre con le caratteristiche di indipendente, hanno scelto Elisabetta Magistretti. Queste in sostanza le novità presenti nella lista per il board di Piazzetta Cuccia definita e deliberata ieri dal patto di sindacato.

Il consiglio guidato da Alberto Nagel ha invece approvato i conti della banca d'affari chiusi al 30 giugno: l'utile netto è pari a 369 milioni, in leggera flessione rispetto ai 401 dell'esercizio precedente, dopo però rettifiche per 238 milioni, di cui 120 milioni riferibili a Telco-Telecom e altri 100 milioni su titoli di Stato greci. Il dividendo resta invariato, pari a 0,17 euro per azione.

In vista della scadenza del patto a fine anno e dell'assemblea del 28 ottobre che rinnova il consiglio si profila per Mediobanca un sostanziale status quo. Nel board i cambiamenti sono limitati e rispondono alle nuove regole della governance approvata a fine luglio. In primo luogo con l'ingresso al posto di Antoine Bernheim di Anne-Marie Idrac, ex presidente delle ferrovie francesi ed ex sottosegretario di Stato per il commercio estero, e di Elisabetta Magistretti, consigliere Pirelli & C e con funzioni di audit nel gruppo Unicredit, aumentano i consiglieri indipendenti secondo i criteri di autodisciplina: potrebbero salire dagli attuali cinque a sette o forse otto, visto che resta nel board Eric Strutz che rappresentava Commerz (1,7%), socio che tuttavia con Sal Oppenheim (1,7%) e la Santusa di Emilio Botin (1,8%), ha già fatto pervenire la disdetta dall'accordo parasociale. In teoria dunque anche Strutz potrebbe essere annoverato come indipendente. Inoltre salgono a quattro (a fianco di Marina Berlusconi e Jonella Ligresti) le componenti femminili del board.

Per quanto riguarda le quote, il patto ha anche precisato ieri che Diego Della Valle ha reso noto il 17 agosto di aver stipulato un'opzione call per l'acquisto entro il 20 dicembre 2012 dell'1,4% del capitale di Piazzetta Cuccia, operazione che porterebbe la sua partecipazione all'1,9%. La quota complessiva di capitale vincolata nel patto, oggi pari al 44,4%, non sembra al momento destinata a modifiche significative: da un lato ci sono le uscite già decise e comunicate, dall'altro Groupama porta nell'accordo l'1,8% oggi fuori perimetro e, oltre alla possibile crescita già autorizzata dell'imprenditore della Tod's e a quella in atto di Vincent Bolloré dal 5,5 al 6%, alcuni soci industriali potranno aumentare le proprie quota, come la famiglia Gavio, che può portarla dall'attuale 0,08% fino all'1% e Angelini dallo 0,22% allo 0,47%.

Nel corso della conference call con gli analisti che ha chiuso ieri la giornata, Nagel ha sottolineato che la banca (a cui S&P ieri ha abbassato il rating con altri sei istituti dopo aver tagliato quello sovrano) è in una posizione «confortevole» con il core tier 1 pari all'11,2% a fine giugno. Relativamente ai conti, il risultato va letto in base a una severa «dose» di svalutazioni: oltre a Telco, Mediobanca ha rettificato del 46% i titoli greci e ha anticipato sulle due poste anche le svalutazioni effettuate dalla partecipata Generali nella semestrale. I ricavi sono in crescita del 7% e in particolare il margine d'interesse aumenta del 17%: viene dunque confermata la spinta della parte «core», bancaria, con il contributo determinante del credito al consumo e del retail (Chebanca) e con lo sviluppo della componente internazionale, che ha registrato aumenti del 50%. Nagel ha detto che l'istituto guarda a Cina, Turchia e Russia. La liquidità è confermata alta, con un rapporto fra raccolta e impieghi pari al 70%, e le disponibilità finanziarie sono pari a 18,6 miliardi.

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