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Mediobanca verso la riconferma del consiglio in scadenza

Sarà un mese e mezzo di cortine fumogene su Mediobanca. Ma tra vari fumi, tattiche e attendismi si snoderanno i fatti: il rafforzamento della leadership di Leonardo Del Vecchio primo azionista, la conferma ai vertici per altri tre anni di Alberto Nagel e Renato Pagliaro, l’ingerenza del governo sui cambiamenti di governance nel primo scrigno di Generali (con il 13% del capitale).
Quest’ultimo aspetto è quello su cui la chiarezza verrà prima. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del dl Agosto votato venerdì 7 dirà se e in che forme il governo voglia estendere la legge sui poteri speciali (cosiddetto golden power ) a Mediobanca. Gli addetti ai lavori sono in attesa del decreto della presidenza del consiglio, con cui Palazzo Chigi si è avocato la possibilità d’intervento qualora cambi la governance in Piazzetta Cuccia. Una bozza circolata nelle ultime ore e visionata da Repubblica prescrive l’obbligo di notificare all’esecutivo, «entro 10 giorni», ogni cambiamento sulla «composizione del consiglio di amministrazione ». In base a come (e se) sarà scritto il comma, si capirà se l’ingerenza sia effettiva, o piuttosto sbandierata: a quel che si apprende potrebbe trattarsi solo di un parere, e non di un’autorizzazione. Inoltre, non si capisce come possa essere notificato un cambio dei consiglieri che sia frutto delle votazioni dei soci in assemblea: la fattispecie più concreta, dato che il 28 ottobre Mediobanca rinnova gli organi sociali, e tra i soci farà il suo debutto Delfin, con lo status di primo azionista.
L’ascesa, annunciata, della holding lussemburghese di Del Vecchio è il secondo fatto da dipanare. Entro il 24 agosto (qualcuno dice 26, comunque tra due settimane) scade il termine per l’autorizzazione della Bce a salire dal 9,9% attuale alla soglia del 19,99%. Secondo varie fonti non si prevedono problemi: soprattutto se si prospettasse per Delfin lo status di «investitore finanziario», estraneo alla gestione e impegnato a non presentare una lista per la prossima governance. Fonti vicine a Del Vecchio confermano che l’intenzione di non presentare liste per il cda da votare a fine ottobre, già espressa, resta valida. Lo scenario più probabile, invece, è che ottenuto il nulla osta della vigilanza bancaria europea Delfin arrotondi la quota fino al 13-14%, secondo le convenienze e i prezzi che segnerà la Borsa nei prossimi 45 giorni, per andare con quel pacchetto in assemblea. Tra l’altro, al superamento del 10% Delfin dovrà «dichiarare le sue intenzioni » su Mediobanca, come prescrive da qualche anno il Testo unico della finanza. Intenzioni fin qui rimaste piuttosto vaghe.
Si profila dunque l’affermazione della “lista del consiglio”, che il cda uscente sta ultimando all’insegna della continuità, per realizzare il piano d’impresa avviato nove mesi fa. Due sole le modifiche attese: per sostituire Marie Bolloré (figlia del socio Vincent in disarmo) e Alberto Pecci, non candidabile per i limiti di età. Il cda avrebbe già visto i curricula di una rosa ristretta da cui usciranno due donne con status di “indipendente” per chiudere l’elenco. La seconda lista, quasi sicura, riguarda il Comitato dei gestori, che rappresenta i fondi del mercato (in Mediobanca hanno circa il 45%): tutto fa pensare che confermerà i due amministratori Angela Gamba e Alberto Lupoi, in segno di apprezzamento per come la banca è stata gestita. Probabile che sulla lista dei gestori confluisca il voto di Delfin, anche nella sua qualità di investitore “istituzionale”. Non si può, infine, escludere che la Bluebell di Giuseppe Bivona – che da mesi chiede una forte discontinuità nella gestione – con altri investitori racimoli l’1% per fare una propria lista, che cerchi consensi tra i più critici. Ma finora Mediobanca ha il quorum più alto d’Italia sulle delibere assembleari recenti: tra il 98 e il 99%.
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