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Mediobanca vede la ripresa

Il 2020, anno della crisi sanitaria pandemica, potrebbe non essere peggiore del 2009, quando le maggiori imprese industriali persero il 14,7% del fatturato e quelle manifatturiere il 16,2%. In sostanza, il 2020 potrebbe essere meglio del previsto dal momento che le maggiori imprese italiane affrontano la crisi attuale con numeri più confortanti e un profilo patrimoniale più solido rispetto alla crisi finanziaria del 2008-2009, seguita al crac di Lehman Brothers. Ad affermarlo è l’area studi di Mediobanca che ha presentato ieri l’aggiornamento annuale sui dati di bilancio aggregati delle principali imprese industriali e di servizi italiane. I dati si riferiscono al decennio 2010-2019. L’analisi si basa su insiemi chiusi che censiscono imprese in continuità d’esercizio durante il decennio.

Il valore aggiunto dell’industria potrebbe perdere nel 2020 meno del 5% rispetto al -6,1% del 2009, tenuto conto della sospensione dei costi operativi durante il lockdown, delle moratorie sul debito, delle misure di sostegno pubblico al costo del lavoro e alla liquidità e del ricorso a modalità di lavoro da remoto che hanno ulteriormente ridotto i costi.

Lo studio dell’istituto di piazzetta Cuccia ha preso in esame le 2120 società italiane che rappresentano il 47% del fatturato industriale e il 48% di quello manifatturiero, il 35% di quello dei trasporti e il 39% della distribuzione al dettaglio (peso su dati Istat). Le imprese a controllo estero comprese nell’indagine rappresentano il 57% di quelle con più di 250 addetti operanti in Italia e il 90% delle sole manifatturiere. Sono incluse tutte le aziende italiane con più di 500 dipendenti e circa il 20% di quelle di medie dimensioni manifatturiere (50-499 addetti).

In base all’assetto proprietario di fine 2019, il fatturato delle 2120 società si ripartisce come segue: il 20% è relativo a 141 imprese controllate dalle amministrazioni pubbliche italiane, il 46% riguarda 1405 imprese controllate da privati di nazionalità italiana e il 34% si riferisce a 574 società che fanno capo a soggetti di nazionalità estera (privati e pubblici).

Tornando alle prospettive del tessuto economico nel 2021, in assenza di peggioramenti del quadro pandemico, si prospetta una ripresa del fatturato manifatturiero del 5,9% (+7,7% nel 2010) e del 7,5% per l’industria (+7,4% nel 2010).

L’origine sanitaria della crisi attuale. hanno sottolineato gli esperti di Mediobanca R&S, non ha precedenti recenti e i confronti sono spesso riferiti agli shock che hanno investito l’Italia a metà degli anni 70 (crisi petrolifera) e nel 2008 (default Lehman). Nel 1975 il fatturato reale dei maggiori gruppi industriali italiani è caduto del 2,1%, il loro valore aggiunto del 3,3%, il numero dei dipendenti si è ridotto dell’1%.

Il consumo di energia è arretrato del 4,4%. Nel 2009, il fatturato è crollato del 14,7%, il valore aggiunto del 6,1%, l’occupazione del 2,3%.Il consumo energetico ha perso il 5,7%. Le maggiori imprese industriali italiane sono state colpite dalla crisi attuale in una condizione di relativo vantaggio rispetto al passato sotto il profilo patrimoniale (ad esempio, in termini di dotazione di liquidità e livello di debito), meno sotto quello economico (ad esempio, il Roi). Al rafforzamento patrimoniale degli ultimi anni ha concorso anche la caduta del tax rate, passato dal 27,4% del 2015 al 19,4% del 2019. Appare invece indebolito, soprattutto nel confronto con gli anni ‘70, il sostegno proveniente dagli investimenti.

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