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Mediobanca va avanti con il piano cessioni

Mediobanca uscirà da Telecom e Rcs entro giugno. Nel corso dell’assemblea, che ha approvato il bilancio e rinnovato il consiglio, l’ad Alberto Nagel conferma e precisa il timing e le motivazioni delle cessioni programmate. «Anzitutto, nessuno dei componenti di questo cda ha comprato alcuna delle partecipazioni oggi in vendita», ha spiegato in risposta ai soci, specificando in particolare che la quota in Telecom è derivata dalla fusione con Olivetti. «Il nostro errore è stato quello di conferire le azioni in Telco – ha fatto il mea culpa l’ad di Piazzetta Cuccia – Un’operazione che, attraverso il debito della holding, ha aumentato la nostra esposizione. Abbiamo fatto una scommessa sulla ripresa del settore, che invece non c’è stata». Ora, però, è il momento di voltar pagina. E questo non vale solo per la quota in Telecom, l’1,6% che sarà svincolato con lo scioglimento di Telco (subordinato all’ok delle autorità sudamericane), ma anche per quella di Rcs che al momento è rimasta ferma al 6,2%: entrambe dovrebbero essere smobilizzate nella seconda metà dell’esercizio che chiude appunto a giugno. La ratio è quella di proteggere il bilancio dalle «oscillazioni negative dovute alla dinamica di settori oggetto di rapide trasformazioni e di modifiche dei consumi non prevedibili». Per questo «non è più possibile tenere posizioni di minoranza per stabilizzare gli azionariati». E «aspettare non gioca a favore». La logica insomma è quella di cambiare perchè una «società che rimane ancorata a modelli di business degli anni ’70 o ’80 non ha prospettive».
Diverso invece è il discorso di finanziare o organizzare aumenti di capitale: «Questo fa parte del nostro business». E, a riguardo del settore bancario, appena uscito dal doppio esame asset quality-stress test (nel complesso «positiva» la prova sostenuta dal sistema italiano), Mediobanca – come spiegato agli analisti in conference call – punta a un ruolo in cabina di regia. «Noi pensiamo di operare come banca d’affari in un processo che porterà sicuramente sia a rafforzamenti patrimoniali che a consolidamenti nell’arco dei prossimi 18 mesi. A mio avviso – ha osservato Nagel – vedremo prima dei consolidamenti “intra-market” e solo successivamente tra mercati differenti dell’euro». Mediobanca sta già assistendo Carige, una delle due banche italiane che dovrà rapidamente ripatrimonializzarsi, per il lancio di un aumento di capitale, già garantito da Piazzetta Cuccia fino a 650 milioni, e la vendita degli asset assicurativi. Quanto all’altra banca “bocciata”, Mps, Nagel ha detto che sarebbe felice di accompagnarla nel processo di ristrutturazione, perchè convinto che il management abbia fatto finora un buon lavoro. Ma per il momento Mps ha ingaggiato invece Ubs e Citi, che – forse non è un caso – non rientrano nella lista della decina di istituti che avevano finanziato la Fondazione Mps per la sottoscrizione dell’aumento di capitale del 2011 e contro cui l’ente senese ha promosso una causa. «A riguardo siamo tranquilli – ha detto l’ad in assemblea – é una causa temeraria: anche il ministero dell’Economia aveva autorizzato l’operazione».
In assemblea non era presente il neo-azionista People’s Bank of China. Nagel ha spiegato che si stanno facendo riflessioni per una presenza in Cina allo scopo di intercettare il flusso di operazioni tra Asia ed Europa, ma che Mediobanca punta a completare prima la presenza nel Vecchio continente.
L’assemblea, dunque, ha rinnovato il consiglio con 18 componenti. Presente il 59% del capitale, la lista di maggioranza ha ottenuto l’appoggio del 43% del capitale (di cui un 6% di fondi), quella di minoranza – candidato Mauro Bini (docente Bocconi) – presentata dallo Studio Trevisan con Assogestioni il 16%. Confermato l’assetto di vertice con Renato Pagliaro presidente, Nagel ad e Saverio Vinci direttore generale, le due vice-presidenze sono andate a Maurizia Angelo Comneno (indipendente in quota UniCredit) e Marco Tronchetti Provera (riconfermato). Rinnovati anche i comitati. Dell’esecutivo fanno parte oltre a Pagliaro, Nagel e Vinci, anche Gian Luca Sichel, Alexandra Young, la Comneno e Angelo Casò. Al comitato controllo e rischi, presieduto da Elisabetta Magistretti, partecipano Bini e Vanessa Labérenne. Nel comitato nomine, presieduto da Pagliaro, siedono Nagel, Vinci, Marie Bollorè e la Magistretti (con l’integrazione di Bini e Maurizio Costa per le competenze consultive). Infine, del comitato remunerazioni presieduto dalla Labérenne, fanno parte Costa, Magistretti, Maurizio Carfagna e Alberto Pecci.

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