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Mediobanca, utili a quota 200 milioni Per i soci l’ipotesi di una maxi-cedola

Possono non piacere le strategie, ma non si possono negare i risultati. Mediobanca avvia il nuovo esercizio 2020/2021 con un trimestre che fa dimenticare il Covid, superando di gran lunga le stime degli analisti. Tant’è che l’ad Alberto Nagel spera di poter tornare a distribuire un dividendo – Bce permettendo – con un pay-out che, nel caso, sarà aumentato al 70% (dal 50% precedente) considerato che il core equity tier 1 è salito al 16,2%, nuovo massimo storico per l’istituto.

I ricavi del periodo luglio-settembre, dunque, si sono attestati a 626 milioni: +3% sul trimestre precedente e -8,5% rispetto allo stesso trimestre 2019, scontando un minor contributo di 46 milioni dagli investimenti stabili (Generali). L’utile netto è quadruplicato a 200,1 milioni rispetto al trimestre del lockdown, quando si era attestato a 48,2 milioni. Rispetto allo stesso periodo dell’esercizio precedente è sceso del 26,1%, ma – spiega una nota – «esclusivamente per il minor apporto da parte di Generali (45 milioni contro 135,5 milioni lo scorso anno», per l’impatto di componenti non ricorrenti (sanzione Bsi). Il ritorno sul capitale tangibile è dell’ordine del 9%.

Tra le entrate, il margine d’interesse si mantiene stabile a 357,1 milioni (-0,6% dall’anno prima e -0,9% dall’ultimo trimestre), mentre le commissioni registrano il dato migliore degli ultimi tre esercizi, con 189,1 milioni: in particolare dall’attività di M&A e dal capital market sono arrivati 77,7 milioni (+68% rispetto alla media degli ultimi due esercizi), mentre l’area wealth management ha apportato 75,5 milioni (+8,6%). Le commissioni non tengono conto ancora dell’operazione Fca-Psa e solo parzialmente dell’operazione Sia-Nexi, che ha visto Mediobanca in campo in qualità di advisor, come su altri dossier importanti (Euronext-Borsa italiana e Intesa-Ubi, tra gli altri).

Con questi risultati l’ad Alberto Nagel si presenta all’appuntamento con l’assemblea che oggi dovrà rinnovare anche il consiglio. I giochi sono però già fatti, dal momento che i soci saranno rappresentati solo per delega, essendo che l’assemblea quest’anno, causa Covid, si tiene a porte chiuse. È stato depositato poco più del 65% del capitale, come lo scorso anno, anche se l’azionariato si è rimescolato con l’uscita di UniCredit e l’ingresso della Delfin di Leonardo Del Vecchio, che presumibilmente è rimasta al 10,162% denunciato a inizio mese pur avendo in tasca l’autorizzazione Bce a salire fino al 20%. Il mercato, con i fondi, resta il primo blocco azionario anche in assemblea. Considerato che il patto di consultazione ha il 12,6%, Vincent Bolloré il 5,6%, Unipol l’1,96%, Bluebell e Novator l’1,1%, gli altri investitori istituzionali dovrebbero essere presenti con una quota che sfiora il 34%. Lo scorso anno in mano ai fondi c’era quasi il 30% del capitale in assemblea e l’anno prima circa il 34%. La lista del consiglio – che implicitamente riconferma l’organigramma di vertice con il presidente Renato Pagliaro, l’ad Alberto Nagel e il direttore generale Saverio Vinci – dovrebbe affermarsi come lista di maggioranza assoluta, dopo aver incassato l’appoggio dei proxy advisor Iss e Glass Lewis. La lista di Assogestioni parte avvantaggiata su quella del fondo attivista Bluebell, con la presentazione da parte di quasi il 5% del capitale in mani istituzionali rispetto all’1,1% dello sfidante. Potrebbe essere determinante per il prevalere dell’una o dell’altra il voto di Delfin, che si è qualificata come investitore finanziario “quasi passivo” con la Bce pur essendo il primo singolo azionista.

«Sono convinto che sia possibile eleggere un cda per il prossimo triennio che consenta la realizzazione del piano in essere e che permetta alla banca di continuare il suo percorso di sviluppo», ha detto ieri Nagel rispondendo a una domanda in occasione della presentazione della trimestrale. Quanto a Del Vecchio, ha ribadito l’ad di Piazzetta Cuccia, «abbiamo un confronto costruttivo e continuo come con tutti gli altri azionisti stabili e importanti». Con il patron di Luxottica e il suo gruppo, inoltre – ha ricordato Nagel – c’è una conoscenza reciproca pluriennale che «non può che favorire un’interazione positiva».

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