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Mediobanca, utili al pre Covid «Facciamo l’interesse dei soci»

Mediobanca chiude un bilancio che riporta il calendario all’era pre-Covid, raccoglie il plauso degli analisti, ma resta appesa alle incognite dei movimenti nel suo azionariato. Tra l’altro l’istituto di Piazzetta Cuccia ha annunciato che proporrà alla prossima assemblea di fine ottobre la cancellazione di azioni proprie per il 2,4% del capitale e l’ok per lanciare un nuovo buy-back su un altro 3%. Un fattore tecnico che però potrebbe spingere i suoi nuovi forti azionisti, Del Vecchio e Caltagirone, a fare delle scelte. La Delfin dell’imprenditore degli occhiali dovrebbe completare a inizio agosto il posizionamento nel capitale di Mediobanca fino al tetto autorizzato dalla Bce, e cioè appena sotto il 20%, ma in questo caso a fine anno, con la cancellazione delle azioni, la holding lussemburghese sforerebbe di uno 0,38% il limite e dovrebbe rientrare oppure chiedere un’altra autorizzazione alla Bce. Potrebbe sorgere anche un’altra questione perchè con la quota di Caltagirone, che ha in mano opzioni per salire a settembre poco sopra il 5%, i due azionisti di peso di Generali (Caltagirone è al 5,6%, Del Vecchio al 4,8%) si troverebbero, se considerati congiuntamente, oltre la soglia dell’Opa del 25% in Mediobanca che, a sua volta, è il primo azionista della compagnia triestina col 13%.

Fatto sta che l’ad Alberto Nagel ha evitato accuratamente di esprimersi su Generali – dove il tema caldo è il rinnovo della governance (si veda altro pezzo in pagina) – nelle conference call che ha tenuto ieri per illustrare l’andamento dell’esercizio 2020/2021. Quanto ai movimenti dell’azionariato Nagel ha messo le mani avanti: «Noi gestiamo il gruppo nel migliore interesse di tutti gli azionisti, indipendentemente da quello che succede nel nostro azionariato».

Del rafforzamento dei nuovi azionisti nel capitale di Mediobanca ha parlato invece Massimo Doris, ad e azionista di Mediolanum. Sgombrando il campo da suggestioni di fusione con la banca d’affari milanese – «non sono interessato», ha tagliato corto – Doris, che con Mediolanum è il primo socio del patto, ha osservato: «Se c’è così tanta voglia, da parte di imprenditori così importanti, di entrare in questa banca, significa che c’è del valore dentro e, essendo un azionista, non posso che apprezzarlo». Dopodichè, ha aggiunto, «il piano presentato dal management continua a portare buoni risultati, per cui noi continuiamo a restare azionisti».

Risultati che nell’esercizio concluso a giugno si sono tradotti nel record storico di ricavi, aumentati del 5% a 2,628 miliardi, grazie soprattutto ai progressi dell’area wealth management e della divisione di corporate & investment banking che ha visto crescere le commissioni nette del 41% a 318 milioni. Complessivamnete le commissioni nette hanno segnato il record di 745 milioni (+18%), mentre il margine d’interesse ha tenuto (-2%) a 1,415 miliardi. Il costo del rischio è sceso in un anno da 82 a 52 punti base. L’utile operativo è tornato ai livelli pre-Covid del 2019, attestandosi con un balzo del 20% a 1,142 miliardi. L’utile netto, infine, è aumentato del 35% a 808 milioni, permettendo di pagare una cedola di 66 centesimi, per un rendimento del 7%. Il pay-out del 70% è confermato anche per l’esercizio appena iniziato. Il ritorno sul capitale tangibile (Rote) è del 9% in presenza di un’elevata solidità patrimoniale con il core equity tier 1 salito di 20 punti base al 16,3%.

Mediobanca utilizzerà le sue risorse per sostenere la crescita e assicurare una remunerazione soddisfacente ai propri azionisti, ha assicurato Nagel. L’istituto resta interessato a espandersi nell’area del wealth management, ma a condizione che da eventuali acquisizioni esca una forte combinazione industriale e che i tempi di realizzazione non siano troppo lunghi, dal momento che – ha chiarito l’ad – si tratta di «asset che hanno un’intrinseca caratteristica di mobilità di masse e professionisti che va tenuta in debita considerazione». Posizione che vale anche per il dossier della rete di promotori di Deutsche Bank, per la quale ultimamente è scesa in campo anche Zurich.

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