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Mediobanca, una donna vicepresidente Ritorno al profitto e al dividendo

«Sono i migliori risultati dal 2008». Lo ha sottolineato ieri l’amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, nella conference call con gli analisti sul bilancio chiuso al 30 giugno. L’istituto ha realizzato un utile netto di 465 milioni contro perdite per 176 dell’esercizio precedente e torna così a distribuire il dividendo di 15 centesimi per azione. Dati accolti in Piazza Affari con un rialzo del titolo del 2,71%.
Ai conti approvati ieri dal consiglio di Piazzetta Cuccia hanno contributo in modo significativo la crescita dei ricavi dell’11,7% (a 1,8 miliardi) e la cessione di partecipazioni per 840 milioni con plusvalenze per 240. La vendita di equity, fra i punti centrali del piano 2014-2016 al fine di liberare capitale e focalizzare le attività sul core business, ha portato all’uscita da Gemina, Saks, Intesa Sanpaolo, all’azzeramento dei cashes Unicredit e alla riduzione delle quote in Rcs MediaGroup dal 14,93% al 6,2% (nei giorni scorsi anche il gruppo Pesenti ha comunicato di aver ridotto all’1,9% la presenza nella casa editrice del Corriere della Sera ) e in Telco dall’11,6 al 7,34%. Secondo fonti vicine al consiglio la banca d’affari intende uscire da Rizzoli e Telco-Telecom entro giugno 2015.
La cessione di partecipazioni, che ha quasi raggiunto la metà del target previsto nell’arco di piano a fine 2016 (che comprende anche il 3% di Generali), proseguirà dunque nei prossimi mesi. Mediobanca persegue così l’obiettivo indicato nelle linee strategiche di rafforzare l’identità di gruppo focalizzato sui business bancari con un potenziamento all’estero dell’attività «core» di corporate e investment banking, i cui ricavi non domestici sono passati dal 31 al 48%. Cresce poi il contributo nel retail di Chebanca! (con il lancio del risparmio gestito che ha portato a una raccolta nel semestre di 400 milioni) e di Compass, che ha siglato un accordo commerciale con Mps nel credito al consumo.
Sotto il profilo patrimoniale migliorano gli indici: il core tier 1 «transitorio» (rispetto alla piena applicazione dei parametri di Basilea 3) è cresciuto all’11,1% dal 10,3% della fine del terzo trimestre, mentre quello «finale» sale dal 10,9% al 12,5%. Al rafforzamento hanno contribuito il via libera di Bankitalia a ponderare al 370% la quota in Generali e il rimborso di prestiti ibridi assicurativi (Unipol e Generali) per 1,2 miliardi.
Nel frattempo si lavora sulla governance. Il 29 settembre si riunirà il patto in vista dell’assemblea del 28 ottobre che rinnoverà il consiglio. Secondo fonti si va verso un board a 18 componenti (rispetto ai 20 attuali) con l’ipotesi che uno dei due vicepresidenti sia una donna: accanto a Tronchetti Provera, che dovrebbe essere confermato su proposta anche di Vincent Bolloré, potrebbe essere nominata su indicazione di Unicredit Elisabetta Magistretti al posto di Dieter Rampl. Per il prossimo triennio i manager nel board resteranno cinque: con Renato Pagliaro alla presidenza e Nagel amministratore delegato dovrebbe essere confermato il direttore generale Francesco Saverio Vinci. Per gli altri due posti sarà seguita la logica di inserire a rotazione esponenti dei business più rappresentativi della banca e uno dei nuovi ingressi potrebbe essere il capo delle risorse umane Alexandra Young.

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