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Mediobanca triplica i profitti e promette un pay-out del 70%

I risultati di Mediobanca non sono tornati ai livelli pre-Covid, ma è rilevante il rimbalzo del semestre luglio-dicembre (il primo del nuovo esercizio per l’istituto che chiude il bilancio il 30 giugno) rispetto alla prima metà del 2020, investita dallo scoppio della pandemia. E in particolare a prendere slancio è stato l’ultimo trimestre dell’anno, che si è chiuso con un utile netto di 210,5 milioni, un risultato superiore a quello dell’ultimo scorcio del 2019 che era stato di 197 milioni.

Nel semestre l’utile netto di Mediobanca è triplicato a 411 milioni rispetto al periodo gennaio-giugno (-12,2% sul corrispondente semestre precedente) con un ritorno sul capitale tangibile (Rote) arrivato al 10% in presenza di un ratio patrimoniale Cet1 salito al record del 16,2%, complice anche il mancato pagamento dei dividendi. I ricavi sono aumentati del 10% sul semestre precedente a 1,3 miliardi (-1,8% rispetto al dato del semestre luglio-dicembre 2019 di 1,325 miliardi), riflettendo l’aumento delle commissioni nette a 383 milioni, il 27% in più rispetto al semestre precedente e soprattutto il 17% rispetto all’anno prima, con margine d’interesse stabile a 720 milioni. Il costo del rischio inoltre si è dimezzato a 50 punti base, in presenza di una qualità degli asset «ai migliori livelli di sempre».

Quanto alle diverse aree di business, rispetto alla prima metà del 2020, l’attività di corporate e investment banking ha visto crescere i ricavi del 50% a 364 milioni con un ritorno sul capitale allocato (Roac) del 19%, il wealth management li ha aumentati del 6% a 302 milioni con Roac del 21%, mentre l’area consumer ha registrato un calo dei ricavi del 4% a 515 milioni, mantenendo comunque un Roac del 28%. Da Generali è arrivato il contributo di un periodo “normale”, e l’ad Alberto Nagel, rispondendo a una domanda in confernce call, ha solo detto che il consigliere di Mediobanca nel board del Leone ha votato a favore del recente riassetto manageriale. Al momento non ci sono operazioni straordinarie in vista, anche se Mediobanca resta pronta a cogliere opportunità se si presenteranno. Ma, ha messo le mani avanti Nagel, «non dobbiamo crescere con acquisizioni per forza e a ogni costo», considerato che la crescita organica è comunque vivace e in grado di sostenere la remuneerazione degli azionisti in modo più che soddisfacente.

«I risultati confermano la bontà del nostro modello di business che punta alla crescita con attività specialistiche», ha sottolineato Nagel. Sulla scorta dell’andamento positivo dell’attività, Mediobanca – che tiene l’assemblea di bilancio a fine ottobre – ha affermato la volontà di corrispondere un dividendo pari al 70% degli utili, subordinatamente alla rimozione del divieto Bce a riguardo che è in vigore fino al prossimo 30 settembre. Nel piano quadriennale Mediobanca aveva previsto di pagare 1,9 miliardi di dividendi e di effettuare buyback per altri 600 milioni, ma il primo anno, con la raccomandazione della Bce alle banche di trattenere gli utili a scopo precauzionale, è stato a secco per gli azionisti.

Quanto ai rapporti con Leonardo del Vecchio, recentemente salito al 13,2%, l’ad di Piazzetta Cuccia ha assicurato che con tutti gli azionisti c’è un confronto regolare e che in particolare che col patron di Luxottica e con la sua finanziaria Delfin ci sono interazioni costanti e una condivisione di strategie e programmi.

Infine, sull’incario all’ex presidente della Bce Mario Draghi a formare un Governo, Nagel ha detto che è la miglior soluzione che si potesse sperare. Ma ha avvertito che ora «spetta alla politica e ai partiti non sprecare questa opportunità», sollecitando a sfruttarla per promuovere le riforme strutturali – nell’istruzione, nel rapporto Stato-Regioni, nel funzionamento della pubblica amministrazione – di cui l’Italia ha bisogno per recuperare produttività e crescita.

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