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Mediobanca torna al dividendo Bolloré sale all’8%

Vincent Bolloré sale all’8% di Mediobanca, mentre l’istituto di piazzetta Cuccia si prepara ad alzare il velo sui conti dell’esercizio 2013-14 che preannunciano un ritorno a un utile importante e al dividendo. Il finanziere bretone, secondo indiscrezioni, nelle ultime settimane avrebbe ulteriormente arrotondato la quota in piazzetta Cuccia portandola dal 7,5% all’8%, tetto massimo consentito dagli accordi parasociali. Finora, secondo quanto si apprende, non sarebbero pervenute comunicazioni ufficiali in Mediobanca, ma l’intenzione di Bolloré sarebbe quella di “aggiornare” la posizione in occasione della riunione del patto di sindacato, in agenda il 29 settembre.
Nell’attesa, l’istituto di piazzetta Cuccia si prepara oggi a comunicare i dati di bilancio che segnano un importante ritorno ai profitti. Il consensus delle previsioni degli analisti è attestato a 486 milioni di euro di utile netto, a fronte di una perdita di 180 milioni di un anno prima. Quanto basta per portare la banca a staccare il dividendo, dopo la “pausa” dello scorso anno. Per il quarto trimestre l’asticella degli analisti è fissata a un utile di 90 milioni, a fronte di un rosso di 217 milioni del quarto trimestre dell’esercizio precedente. Numeri importanti, dunque, sempre più focalizzati sul business bancario e in linea con il piano industriale, che assumono maggiore rilevanza se si pensa che Mediobanca non ha fatto alcun ricorso a ricapitalizzazioni. Piuttosto si è mossa secondo tre direttrici chiave: vendita delle partecipazioni ritenute non più strategiche, rafforzamento dell’area internazionale e sviluppo del polo retail.
Archiviati i conti, la palla passerà poi agli azionisti, che saranno chiamati in assemblea a ottobre a rinnovare il consiglio di amministrazione in scadenza. Se la conferma dei vertici, rappresentati dall’amministratore delegato Alberto Nagel e dal presidente Renato Pagliaro appare scontata, diverso per la nuova composizione del consiglio. In questo caso i giochi sono ancora aperti. La volontà sarebbe quella di portare il numero dei componenti a 17 dagli attuali 20 a seguito delle dimissioni di Piersilvio Berlusconi. Il nuovo cda rifletterà la rivoluzione approvata all’unanimità a luglio dai membri del patto di sindacato in base alla quale, a partire dal 28 ottobre, anche in Mediobanca le azioni si conteranno. Così Unicredit, primo azionista con l’8,65%, designerà uno dei due vicepresidenti mentre il gruppo Bolloré, portatosi al 7,5%, avrà la facoltà di proporre l’altro condiviso però con i soci italiani.
La lista dei nomi sarà ufficialmente stilata il 29 settembre nel corso della riunione del patto di sindacato. Ma ancora diversi punti non sono chiari. Tra questi le due vicepresidenze. L’impressione è che l’attuale vicepresidente Dieter Rampl sia in uscita, mentre appare incerta la posizione del vicepresidente Marco Tronchetti Provera, storicamente rappresentante dei soci italiani. Qualcuno suggeriva Tarak Ben Ammar, ma altre fonti escludono che sia in corsa per la poltrona. UniCredit, inoltre, starebbe preparando la nuova squadra di cui potrebbe far parte Alessandro Decio. Quanto alle possibili uscite, i limiti di età (lo statuto prevede infatti dal 2011 che i membri del cda abbiano meno di 75 anni) dovrebbe portare all’uscita di Bruno Ermolli e Roberto Bertazzoni. Possibile anche l’uscita di Alberto Pecci, mentre potrebbe restare in consiglio Eric Strutz nonostante Commerzbank sia fuori dal patto. Fininvest, invece, proporrà un nuovo ingresso dopo l’uscita di Piersilvio Berlusconi.

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