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Mediobanca, sì a cedola

Avvio positivo dell’esercizio 2020-2021 per Mediobanca, con una rapida ripresa dell’attività dopo il lockdown primaverile. L’istituto ha chiuso il primo trimestre con un utile netto di 200 milioni di euro, quadruplicato rispetto ai tre mesi precedenti ma in calo del 26,1% su base annua per il minore apporto da parte di Generali e per componenti non ricorrenti. Il risultato è superiore alle stime degli analisti.

Il rote rettificato si è posizionato al 9% e il Cet 1 è rimasto stabile sui livelli massimi di giugno al 16,2% includendo un payout al 70%: ipotesi che rimane subordinata alla rimozione del divieto Bce in vigore fino a dicembre. I ricavi sono saliti del 3% su base trimestrale a 626 milioni, battendo le attese degli analisti. Il margine di interesse e le commissioni, considerati insieme, sono migliorati del 9% sul trimestre precedente e del 6% annuo a 546 milioni. Le commissioni (189,1 mln) hanno messo a segno il dato migliore degli ultimi tre esercizi. Performance da record per la divisione Cib (Corporate e investment banking), che ha visto l’utile netto balzare del 48% a 85 milioni e ricavi in crescita del 22% a 183 mln. Il costo del rischio è dimezzato a 61 punti base e le rettifiche su crediti sono tornate sui livelli dello scorso anno (71,8 mln contro 65,1 mln), in forte ribasso rispetto all’ultimo trimestre (165,4 mln) .

«La nostra priorità è pagare un dividendo in questo esercizio, anche perché non abbiamo messo in agenda alcun buyback», ha affermato l’a.d. Alberto Nagel. «Approvando un payout del 70%, poi, nel 2021 difficilmente faremo anche il buyback». L’istituto di piazzetta Cuccia, in un contesto ancora incerto, ha ripristinato una politica di distribuzione per l’esercizio 2020/2021, soggetta alla decisione della Bce, con l’introduzione di un payout pari al 70%, in crescita rispetto al 50% precedente. Quanto alla possibilità di pagare le cedole in più tranche, «dobbiamo vedere qual è l’evoluzione dell’approccio della Bce, è presto per capirlo. L’ipotesi di payout andrà verificata con la Bce nel corso dell’anno, ci colloca nella fascia migliore delle banche per una possibile ripresa dei dividendi e nasce dal fatto che abbiamo una redditività corrente sostenuta e un Cet 1 molto elevato».

Nagel ha precisato che occorre «spingere per la distribuzione del dividendo invece che sul buyback, e successivamente per operazioni di m&a opportunistiche, che non vadano a impattare sulla nostra politica di dividendo». Anche se «al momento non credo ci siano opportunità sul mercato». Nuovi buyback, comunque, non sono esclusi, ma non dovrebbero avvenire quest’anno.

Oggi, intanto, si riunirà l’assemblea degli azionisti chiamata ad approvare il bilancio, a eleggere il nuovo cda e a dare via libera ad alcune modifiche statutarie. L’assise si riunirà a porte chiuse e per la prima volta interverrà il nuovo socio forte Leonardo Del Vecchio, che non sarà presente fisicamente ma attraverso un rappresentante delegato. «Rimango convinto del fatto che in assemblea sia possibile eleggere un nuovo cda per il triennio, che consenta l’attuazione del piano triennale approvato per continuare nel percorso di crescita individuato dalla banca», ha commentato Nagel. Ufficialmente Del Vecchio non si è ancora pronunciato e non ha rivelato per quale lista voterà, ma l’a.d. ha parlato di confronto continuo e positivo.

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