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Mediobanca ripensa il patto

Il patto di Mediobanca è appena stato rinnovato per un altro biennio, ma è già sotto esame per valutarne l’aggiornamento. Secondo voci, non confermate, la riflessione potrebbe spingersi al punto di trasformare l’accordo in un semplice patto di consultazione. Un esito estremo per una discussione ancora in fase embrionale, che però dovrebbe produrre risultati concreti in vista del rinnovo del consiglio con l’assemblea di bilancio del prossimo anno, considerato che l’obiettivo è di ridurre il numero degli amministratori e che dovrà trovare adeguata rappresentanza anche il mercato, dal momento che il flottante è già virtualmente salito al 70%. Oggetto di modifiche potrebbe essere anche la ripartizione nel patto tra soci A (banche), B (imprese) e C (i “francesi”), che con l’azionariato vincolato asciugato a poco più del 30% potrebbe non avere più molto senso. Il tutto condizionato dalla possibile modifica della legge sull’Opa della quale, in assenza di una bozza di provvedimento, è difficile valutare le implicazioni. Al lavoro sul dossier, a quanto si apprende, saranno, congiuntamente, il presidente Renato Pagliaro e l’ad Alberto Nagel.
Le voci di evoluzione verso un accordo di pura consultazione già entro l’anno, rimbalzate mentre era in corso l’assemblea annuale di Mediobanca, sono state però raffreddate da una nota del presidente del patto, Angelo Casò. «Non ci sono novità di cambiamento rispetto alla data del 30 settembre rispetto a rinnovo, tipologia o composizione dell’accordo», è stata la precisazione.
«Per ora il patto di sindacato funziona – ha sottolineato Tarak Ben Ammar – bisognerà vedere però anche come sarà la riforma della legge sull’Opa che cambia le regole del capitalismo italiano. Di fatto chi sta sotto il 30% è in pericolo». Il recente rinnovo del patto, appena sopra questa soglia, è stato però salutato favorevolmene da management e board. «Il rinnovo parziale del sindacato, con poco più del 30% – ha detto infatti Nagel in assemblea – dal mio punto di vista e da quello del consiglio è positivo, perché ha fatto sì che la quota di capitale potenzialmente sul mercato sia aumentata».
In predicato c’è il possibile ingresso di un nuovo socio ad affiancare Vincent Bolloré dopo il dismpegno dal vincolo di Groupama. Ma mentre Ben Ammar ha risposto «non mi risulta» a chi chiedeva se si fosse già individuato un nome, l’ipotesi è che si guardi al settore bancario-finanziario. Ben vengano, per Nagel i soci esteri, contentissimo l’ad anche dei rapporti con Bollorè col quale – ha detto in assemblea – «non c’è alcuna frizione, anzi il contrario». «Da parte nostra – ha aggiunto – c’è stima e apprezzamento per il supporto che ci ha dato anche nelle partecipate. Ci auguriamo che resti ancora a lungo nel nostro capitale».
Per il resto l’assemblea, è servita anche per fare il punto sulle partite aperte (su Telecom si veda l’articolo a pagina 29). Su Rcs, l’intenzione non è quella di schierare la quota (circa il 15%) svincolata dal patto a favore di ipotetiche cordate finalizzate a esercitare il controllo: la partecipazione è destinata perciò a essere ridotta progressivamente sul mercato. Per la cessione del 3% di Generali, se ne parlerà nella seconda metà del triennio del piano, ma sono aperte tutte le strade. Nuovamente smentite ipotesi di fusione con UniCredit, mentre sulla vicenda FonSai Nagel ha assicurato che non ci sono mai stati incontri con il presidente Consob, Giuseppe Vegas, al di fuori di sedi formali.
Infine, l’assemblea ha deciso a maggioranza di non revocare dalla carica di consigliere Marco Tronchetti, dopo la condanna in primo grado per la vicenda brasiliana Kroll-Telecom, e approvato la nomina in cda dell’ex sindaco di Bologna, Giuseppe Guazzaloca, al posto di Fabio Roversi Monaco.

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