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Mediobanca raffredda le nozze con UniCredit: «Avrebbe poco senso»

Mediobanca conferma l’intenzione di distribuire il 70% degli utili, se la raccomandazione Bce di non pagare dividendi sarà ritirata il 30 settembre. E per utilizzare il capitale in eccesso non è escluso il ricorso al buy-back. L’indicazione è arrivata coi conti dei primi nove mesi dell’esercizio che hanno mostrato risultati superiori alle attese, mentre anche l’ultimo trimestre è previsto «in ampia ripresa rispetto allo scorso anno, superando le difficoltà della pandemia». I ricavi del gruppo, spiega una nota di Piazzetta Cuccia, «continueranno a essere sostenuti da un positivo flusso di commissioni per le divisioni investment banking e wealth management che compensano il rallentamento del margine di interesse caratterizzato dai minori prestiti personali consumer, sui quali si registrano segnali di ripresa in queste settimane». «Con la chiusura dell’esercizio – prosegue Piazzetta Cuccia – si avrà la consueta stagionalità dei costi di struttura, in incremento rispetto al trimestre appena concluso», mentre «il costo del rischio dovrebbe mantenersi su livelli contenuti: tutti gli indicatori di rischio consumer restano sui livelli pre-Covid e il nuovo scenario macro-economico è atteso in miglioramento rispetto al precedente».

Dunque, se tutto andrà secondo le attese, Mediobanca distribuirà quest’anno fino a 12 centesimi in più (così dicono gli analisti) dei 52 centesimi ad azione che erano stati previsti nel piano prima del Covid: sarebbe un dividendo record. I primi nove mesi dell’esercizio 2020/2021 registrano ricavi in crescita del 3% a 1.964 milioni e un utile netto aumentato del 9,4% a 603,9 milioni (193,3 milioni nel terzo trimestre rispetto agli 84,6 milioni dello stesso periodo dell’esercizio precedente e ai 155 milioni del consensus degli analisti). In particolare i ricavi sono stati trainati dalle commissioni dell’investment banking e del wealth management che hanno raggiunto il livello record di 571 milioni (+17%). Sostanzialmente stabile invece il margine d’interesse a 1,1 miliardi (-1%). Situazione patrimoniale solida con il Cet1 salito al 16,3%.

Nelle conference call seguite alla diffusione dei dati l’ad Alberto Nagel ha detto che nei prossimi 12 mesi l’attesa è per il proseguimento del trend di consolidamento del settore del credito, favorito anche dall’incentivo fiscale delle Dta (deferred tax assets), la cui portata è stata recentemente estesa. Ma nel valzer delle aggregazioni Mediobanca non si vede far coppia con UniCredit. «Servirebbe poco a entrambi – non ha dubbi l’ad di Piazzetta Cuccia – Combinare una banca d’affari specializzata e un gruppo più orientato alla banca commerciale universale, a mio avviso, è un’operazione poco sensata dal punto di vista industriale». Con il nuovo ad di UniCredit, Andrea Orcel, i rapporti sono distesi. «Non l’ho ancora incontrato, ma credo ci saranno le condizioni a breve per farlo – ha spiegato Nagel – Ci siamo però sentiti. Sono contento che una persona del suo background sia tornato a lavorare in una banca italiana».

Su quel che succede al piano dell’azionariato – dove, dopo Leonardo Del Vecchio, è spuntato anche un altro azionista di Generali, Francesco Gaetano Caltagirone – Nagel si è limitato a osservare: «Non dipende da noi». «Abbiamo contatti con tutti nostri azionisti e con tutti abbiamo un confronto proficuo», ha poi aggiunto senza far cenno alle discussioni trapelate su Generali. A Trieste si guarda già alla scadenza degli organi sociali tra un anno, ma l’ipotesi su cui si è impegnata Mediobanca, che col 13% è il primo singolo azionista del Leone, è quella di sostenere la lista del consiglio.

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