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Mediobanca: quanto leggeri sono questi soci

di Sergio Bocconi

La partita è in pratica chiusa, ma oggi il consiglio e il collegio di Mediobanca si riuniranno lo stesso come previsto per formulare, come ha richiesto la Consob una decina di giorni fa, le proprie considerazioni sull'esistenza di un «collegamento» Cariverona-Unicredit. Sui tavoli dell'istituto ci sarà il parere dello studio Trimarchi, che potrebbe coincidere con quello dell'authority.
Separazione
A pochi giorni dall'assemblea di Mediobanca di venerdì 28 ottobre, l'intervento della Consob, e il conseguente ritiro annunciato venerdì della lista di minoranza della Fondazione Cariverona per il collegio dei sindaci della banca d'affari milanese, non rappresentano solo un nuovo freno alle «ambizioni» di Paolo Biasi, che guida da anni l'ente scaligero. Sono anzitutto uno stop che probabilmente scoraggerà per il futuro «equilibrismi» sul principio di assenza di collegamento stabilito dal Testo unico della finanza che sancisce la netta separazione fra azionisti di maggioranza e di minoranza.
Cariverona non può essere considerata minoranza per almeno due elementi: è azionista di Piazzetta Cuccia con il 3,2%, ma soprattutto con il 4,2% di Unicredit, il primo socio pattista di Mediobanca con l'8,6% che ha presentato la lista di maggioranza per il board della banca d'affari; a sua volta l'ente ha partecipato alla formazione delle candidature per il board di Piazza Cordusio. Per dirla con il fondatore di Mediobanca Enrico Cuccia, gli incroci non pesano solo quanto le azioni che concorrono a formarli, ma anche per l'influenza pure indiretta che determinano.
La retromarcia scaligera avrà come prima conseguenza il fatto che venerdì presidente del collegio sindacale di Mediobanca sarà nominato il candidato dell'altra lista di minoranza, presentata da Assogestioni (Natale Freddi).
Ma c'è anche una seconda conseguenza: l'articolo 14 dello statuto di Mediobanca stabilisce che le liste di minoranza non possono essere votate «da parte di soci collegati con quelli che hanno presentato o votato» la lista di maggioranza. Ciò dovrebbe significare che né Cariverona né la fondazione Crt (socio di Mediobanca con lo 0,4% e presente in Unicredit con il 3,3%) potranno votare per il candidato per il board della Fondazione Carisbo (che è azionista solo in Piazzetta Cuccia con il 2,5%) Fabio Roversi Monaco. Per Crt il problema non è stato sollevato perché non ha presentato propri candidati, ma la conclusione di collegamento non dovrebbe essere difforme rispetto a quella per Cariverona visto che entrambe le fondazioni hanno partecipato alla lista unica per il consiglio di Piazza Cordusio.
Una «sottrazione» non leggera visto che le fondazioni, complessivamente, detengono circa il 10% del capitale di Mediobanca. La «battaglia» per il posto nel consiglio dell'istituto guidato da Alberto Nagel destinato ai soci di minoranza sembra così acquistare un elemento ulteriore di incertezza. Nel 2008 mentre le fondazioni avevano presentato una lista per il board (Mps) e una per i sindaci (Carisbo), i fondi riuniti in Assogestioni non avevano raggiunto il quorum necessario, pari all'1%, soglia che invece questa volta hanno superato candidando così per il board Francesco Giavazzi, economista ed editorialista del Corriere della Sera.
Su chi confluiranno i voti per il consigliere di minoranza? Qualsiasi pronostico è oggi impossibile, visto che in ogni caso si tratta di compagini azionarie molto frastagliate. I fondi provengono da una campagna assembleare che in diversi casi ha visto l'affermazione dei candidati di minoranza presentati da Assogestioni grazie a una partecipazione, soprattutto degli investitori esteri, molto più alta rispetto al passato. Favorita anche dalla riforma («record date») scattata mesi fa e che consente agli operatori istituzionali di intervenire alle assemblee senza immobilizzare le azioni. Un dettaglio importante, che ha fatto scattare veri boom di presenza: in primavera a Unicredit i fondi hanno preso parte all'assise con il 24,08% attraverso 2.515 deleghe assegnate a un solo rappresentante. E i candidati presentati da Assogestioni hanno raccolto il 19,7% in Telecom e il 21% in Eni.
Il test
Nel caso in Mediobanca si ripetesse un copione anche soltanto simile, i fondi italiani ed esteri potrebbero teoricamente «mobilitare» percentuali di capitale elevate. Fino a qualche tempo fa il loro peso era stimato intorno al 30%, ma anche una confluenza parziale sul candidato di Assogestioni potrebbe impensierire non poco le fondazioni. L'appuntamento in Mediobanca del 28 ottobre si presenta sotto questo profilo di grande interesse, ma anche per un altro aspetto da non sottovalutare. L'assemblea annuale di Piazzetta Cuccia è la prima importante che si tiene dopo l'estate infuocata che ha visto abbattersi sui mercati la crisi del debito sovrano con un forte rialzo del rischio Italia. Molti investitori istituzionali, soprattutto anglosassoni, hanno visto bene di alleggerire (fino in vari casi ad azzerare) la quota nei loro portafogli destinata al nostro Paese, sia in termini di bond sia di equity.
Mediobanca è una blue chip che non è fra le top per capitalizzazione, ma è una delle società italiane più note all'estero e nella crisi ha relativamente «tenuto» grazie al brand, alla solidità e all'andamento relativamente buono dei conti. Negli ultimi anni ha anche perseguito un'importante crescita internazionale e la quota di capitale vincolata nel patto si è progressivamente alleggerita, scendendo dal 2003 a oggi dal 57% al 40,8% (dopo le ultime disdette in vista del rinnovo a fine anno), con un conseguente aumento del flottante. Sarà dunque interessante verificare il peso e la presenza in assemblea soprattutto dei fondi esteri, perché sarà un segnale non trascurabile per verificare gli effetti dell'accresciuto rischio Paese sulle scelte di investimento dei grandi operatori internazionali.
 

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