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Mediobanca punta ai Paperoni

Maggiore capacità di generare ricavi e capitale nel tempo, accelerazione del riposizionamento strategico già avviato nello scorso triennio e attenzione incentrata sul wealth management: sono i punti salienti del nuovo piano strategico al 2019 di Mediobanca. Al termine del periodo Piazzetta Cuccia punta a ottenere un ritorno sul capitale allocato delle attività bancarie al 12% dall’attuale 5%, con un costo del rischio che dovrebbe ridursi a 105 punti base dagli attuali 115.

Al netto di quest’ultimo parametro, il risultato operativo è visto in aumento a un miliardo di euro (0,7 mld), con un tasso di crescita annuale composto del 10%.

Per quanto riguarda le commissioni che ciascuna divisione porterà al gruppo, il Corporate & investment banking vedrà ridursi l’incidenza dall’attuale 49 al 44%. Riduzione che verrà compensata dalle attività di wealth management, da cui arriverà il 40% delle commissioni totali (oggi è al 21%). Sul fronte del risultato operativo, la divisione principal investing dimezzerà il proprio apporto al 20% (oggi 37%). Il consumer banking fornirà il 33% e il Cib il 32%, mentre il wealth management raddoppierà il contributo al 15% dall’attuale 7%.

Sotto il profilo patrimoniale, il Cet 1 si rafforzerà ulteriormente e salirà al termine del triennio al 14% (ora 12%). Viene poi confermato al 40% il payout, che potrebbe essere rivisto al rialzo qualora non dovessero essere portate a termine acquisizioni di peso.

Continueranno le dismissioni del portafoglio investimenti, su cui viene confermata l’intenzione di cedere il 3% di Generali già programmato nello scorso triennio e non portato a termine, per via dell’andamento borsistico avverso del titolo della compagnia triestina partecipata al 13%. Complessivamente, dalle nuove cessioni in portafoglio, la banca milanese guidata da Alberto Nagel conta di ricavare circa 1,3 miliardi di euro. Commentando con gli analisti alcune indiscrezioni del Financial Times che ipotizzavano una riduzione della quota Generali fino al 5% nell’arco del piano, l’a.d. ha spiegato che si tratta di un’opzione che il cda potrebbe prendere in considerazione. A patto, però, che tali operazioni di alleggerimento «non incidano in maniera negativa sull’azionariato della compagnia, né sull’esecuzione del suo progetto di turnaround industriale sulla cui realizzabilità nutro grande fiducia. Tutte le dismissioni che faremo tenderanno, quindi, a essere senza impatto».

Per quanto riguarda la riorganizzazione dell’attività di gruppo, spicca il rafforzamento della piattaforma di wealth management. Nel nuovo perimetro rientrano Chebanca! (in precedenza era parte della divisione Retail & consumer banking insieme a Compass), Spafid, Compagnie Monegasque de Banque e Banca Esperia, oltre a Cairn Capital e Duemme che fungeranno da fabbriche prodotto, raggruppate sotto Mediobanca asset management.

Sono due le ragioni che hanno spinto Piazzetta Cuccia a scommettere sulla gestione dei grandi patrimoni. «Prima di tutto», ha osservato Nagel, «in questi ultimi anni la ricchezza della clientela private in Italia è cresciuta più del pil nazionale. In secondo luogo diversi operatori stanno uscendo da questo settore perché non hanno sufficiente massa critica». Infine, Nagel, ha definito «un’indiscrezione puramente giornalistica» l’ipotesi di una fusione Unicredit-SocGen.

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