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Mediobanca: «Pronti al M&A Bnp? Solo rapporti finanziari»

Non ci sono grosse rivelazioni nelle risposte date da Mediobanca alle domande degli azionisti, in vista dell’assemblea di domani che, anche quest’anno causa Covid, si terrà a porte chiuse con il sistema del rappresentante designato, lo studio Trevisan. Chi chiedeva del prestito titoli che ha permesso a Mediobanca di rafforzare al 17,2% i diritti di voto in Generali è stato rinviato al comunicato stampa del 23 settembre. Quanto ai rapporti con Bnp-Paribas, che non era citata nella nota ma è l’intermediario con il quale è stata stipulata l’operazione, si sostiene che si tratta di rapporti «esclusivamente finanziari» che «si riferiscono esclusivamente a operazioni di tesoreria e derivati». Per il resto la risposta è no all’eventualità di trasferire la sede in Olanda, al voto maggiorato, a riduzioni di personale, ad aumenti di capitale. Ma – come prevede il piano presentato due anni fa – non si esclude la possibilità di crescita esterna. «Eventuali opportunità potranno essere valutate qualora si manifestassero», si legge nelle risposte pubblicate ieri che ricordano le operazioni di questo tipo realizzate negli ultimi anni e cioè «l’acquisizione del 50% di Banca Esperia per il rafforzamento della presenza nel private banking, di Cairn, Ram e Bybrook per l’asset management, l’acquisizione delle attività italiane di Barclays per il potenziamento di CheBanca!, la partnership con MMA per le attività di investment banking in Francia». Piccole operazioni mirate, più che il grande passo che giustificherebbe il sacrificio di Generali.

Mediobanca rivendica che la strategia di prudenza seguita ha pagato. Nonostante il contesto (il fallimento Lehman, la crisi del debito sovrano, il Covid), si sottolinea che Mediobanca negli ultimi 16 anni è stata l’unica banca italiana a non aver fatto ricorso ad aumenti di capitale, si è collocata tra le prime in Europa per total shareholder return e, tranne che per il 2013 e per i vincoli Bce, ha sempre distribuito dividendi, mentre il ritorno sul capitale tangibile è salito al 10%, il doppio rispetto alla media delle banche italiane. Quanto ai rilievi sulle elevate retribuzioni del top management, Mediobanca ricorda che sono stati ampiamente superati i target assegnati anche nei contesti più difficili.

Sulla mossa sollecitata da Delfin – la holding lussemburghese della famiglia Del Vecchio che è diventata il primo azionista dell’istituto – di cancellare il vincolo statutario di tre dirigenti del gruppo in consiglio, Mediobanca spiega che la decisione di sottoporre la questione ai soci «riflette orientamenti maturati a seguito delle interlocuzioni intrattenute dopo la scorsa assemblea con proxy advisor e investitori istituzionali, nell’ambito di un percorso volto a uniformare la governance della banca a quelle degli altri istituti», ma che comunque la modifica proposta non «ha effetto sull’attuale composizione del cda».

Oggi il consiglio di Mediobanca licenzierà i conti del primo trimestre dell’esercizio 2021/2022, che si prospettano positivi. Secondo il consensus degli analisti i ricavi dovrebbero attestarsi intorno a 665 milioni rispetto ai 626 milioni dello stesso periodo dell’esercizio precedente e l’utile a 225 milioni dai 200 precedenti. Domani per l’assemblea è attesa una partecipazione che potrebbe arrivare al 70%, superiore al 65% dell’anno scorso, considerato che Del Vecchio nel frattempo ha quasi raddoppiato la sua quota al 18,9% e nel capitale è spuntato anche Caltagirone con poco più del 3%. È da vedere come voteranno i due imprenditori, che hanno partecipazioni importanti anche in Generali. Il mercato, che potrebbe rappresentare circa la metà del capitale presente in assemblea, a stare alle valutazioni dei proxy advisor dei fondi, dovrebbe dire sì a tutto.

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