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Mediobanca, primo esame in cda sul nuovo masterplan

Per tirare una prima somma sul piano industriale in fieri, l’appuntamento è un prossimo consiglio di Mediobanca a febbraio-marzo. La riunione di ieri, durata circa tre ore, voleva essere una una presentazione al consiglio del lavoro svolto finora, di cosa è oggi Mediobanca, analizzando punti di forza e di debolezza, considerato che molti amministratori sono stati appena cooptati e che solo pochi provengono dal mondo bancario.
I principi generali sono già stati dichiarati: Mediobanca dovrà diventare più banca e meno holding. E all’interno delle attività bancarie dovrà privilegiare quelle con minor assorbimento di capitale e puntare invece su quelle che richiedono meno capitale come l’advisory. Lending e capital market nel core business del corporate investment banking continueranno però ad avere un ruolo anche in futuro. Fermo restando che l’obiettivo di medio termine è quello di ridurre l’esposizione all’equity che oggi contribuisce a rendere troppo volatili i risultati, il tema sensibile delle partecipazioni stabili – Generali, Rcs, Telecom-Telco – non è stato nemmeno sfiorato. La presenza internazionale, che è stata costruita in questi anni, andrà ancora ampliata.
Tutto ciò in un contesto in cui la crisi morde, tanto più in Italia e tanto più nel settore bancario. Un contesto in cui la raccolta è diventata un bene scarso e costoso e così i capitali. Il ciclo economico è recessivo e non sono previsti grossi spiragli di miglioramento l’anno prossimo. Il quadro italiano è aggravato da uno spread più elevato che altrove in Europa, da una recessione più pronunciata e da una maggior incertezza politica sull’esito delle prossime elezioni. In questo contesto le banche hanno reagito riducendo gli attivi, anche drasticamente, focalizzandosi sul core business, ricercando fonti stabili di reddito. Ma, nonostante la politica di stretto controllo dei costi che anche Mediobanca sta già attuando, il miglior risultato che si può pensare di ottenere nell’attuale scenario è quello di preservare la redditività su livelli comunque modesti, e certamente inferiori rispetto al passato. Tanto per fare un esempio Ubs, che è un colosso nel settore, ha proiettato per il prossimo triennio una redditività a singola cifra.
Il piano che l’amministratore delegato Alberto Nagel ha promesso di presentare nella tarda primavera dell’anno prossimo, non potrà discostarsi molto dal tracciato. E il risultato non potrà che essere in presidio dei punti di forza e la compensazione dei punti di debolezza. Come? Lo si capirà meglio alla prossima puntata. Intanto si apprende che i consiglieri di Rcs MediaGroup si riuniranno domenica 25 novembre, non per un vero e proprio Cda ma per una riunione sul “progress del piano”. Le nuove linee di Rcs sono attese per il 19 dicembre.

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