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Mediobanca, più ricavi. Utile a quota 451 milioni

Mediobanca chiude il semestre 2018-2019 con il miglior risultato di sempre per ricavi (1,277 miliardi, +9%) e redditività (all’11%): ma tra i numeri cui il ceo Alberto Nagel tiene di più ci sono quelli che pongono Mediobanca, tradizionalmente italocentrica, in una posizione differente rispetto al panorama bancario italiano, con una scarsa esposizione ai titoli di Stato e un basso rapporto crediti deteriorati/impieghi al 4,1% lordo (l’1,9% netto), distante dal 9,4% della media italiana e vicino al 3,4% di quella Ue.

L’utile netto è stato di 450,5 milioni rispetto ai 476,3 milioni del bilancio passato, per l’assenza di plusvalenze su cessioni di azioni (94,4 milioni a dicembre 2017). Per il banchiere è il risultato dell’avanzamento del piano che punta ad allargare le linee di business come credito al consumo, investment banking, wealth management. Proprio per finanziare un’operazione straordinaria in quest’ultimo settore, Mediobanca potrebbe vendere il 3% di Generali (dall’attuale 13%) che l’istituto non ha ceduto per ragioni di prezzo e perché non più pressato dalle regole patrimoniali (il «compromesso danese»). Il capitale è comunque «più solido» al 13,9% (Cet1) rispetto a un requisito Srep all’8,25%.

Su Generali, che è ancora la sua partecipazione principale, la linea è di sostegno al capoazienda Philippe Donnet e al suo piano «che va nella direzione giusta. Avendo noi piena fiducia in questo tipo di percorso sembra auspicabile che il consiglio sia in condizione di delivery del piano, quindi in continuità», dato il rinnovo atteso in primavera.

Circa la scalata al 5% a testa di Leonardo Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagirone alle Generali, Nagel è laico: «La loro identità italiana mi fa piacere ma sono decisioni singole e autonome, quindi per noi è un dato di fatto». Una tesi in linea con quella di Jean Pierre Mustier, ceo di Unicredit, primo socio di Mediobanca con l’8,6%, che vuole che Generali resti «italiana, indipendente e quotata in Italia». Con Mustier, Nagel ha invece visioni diverse sulla governance di Mediobanca, ora retta da un patto di consultazione: «Volevo un patto più forte ma gli altri no, e ha prevalso la maggioranza», ha detto ieri il primo. «I soci storici sono stati molto bravi nell’aver conseguito il risultato di non avere un patto di sindacato pur rimanendo azionisti stabili», ha chiosato Nagel.

Fabrizio Massaro

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