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Mediobanca, il piano holding supera il primo test del mercato

La Borsa dà un primo parere positivo al piano sub holding allo studio di Mediobanca. Ieri il titolo di Piazzetta Cuccia ha chiuso in progresso dello 0,74% a 8,86 euro. Una variazione tanto più significativa considerato che il Ftse Mib ha chiuso in ribasso dello 0,31%.
L’interesse degli operatori si è concentrato sul progetto, di cui Il Sole 24 Ore ha dato conto ieri, che punta alla costituzione di una newco nella quale far confluire la partecipazione del 13% detenuta in Generali. Il piano, che prevede che l’istituto mantenga una quota di maggioranza del veicolo e ceda a investitori terzi fino a un massimo del 49% del capitale, è sulla scrivania dell’amministratore delegato Alberto Nagel da diverso tempo. Si tratta, in ogni caso, di una soluzione alternativa rispetto alla strada maestra già tracciata, ossia la vendita sul mercato di un 3% della compagnia. Lo schema rappresenta nella sostanza un piano B, che avrebbe però il vantaggio di liberare risorse da investire in un piano di crescita coerente con le linee strategiche del gruppo. Diversi analisti, non a caso, hanno sottolineato proprio questo aspetto nelle note diffuse a commento delle indiscrezioni. Equita, in particolare, ha sottolineato che «per Mediobanca il vantaggio è evidente: risparmia capitale, ma mantiene il controllo sull’intera quota». Il meccanismo della holding poi avrebbe «il vantaggio rispetto ad un patto di sindacato di non avere il limite di durata di 3 o 5 anni» e gli eventuali soci «di minoranza» avranno benefici in termini di «governance» anche se non sarà facile «compensare la perdita di liquidità (azioni quotate vs non quotate)». Secondo Intermonte, l’operazione farebbe emergere una plusvalenza per Mediobanca tuttavia l’ipotesi rischia di essere «poco attuabile» perchè «non attraente» per un investitore.
Per Akros, il piano A (cioè la cessione del 3% di Generali sul mercato) è da ritenersi più efficiente di quello alternativo. Salvo che, come sottolineano altri esperti, le risorse non vengano impiegate per finanziare l’espansione. Merrill Lynch, nei giorni scorsi, aveva reiterato il giudizio buy con target price a 10,50 euro per azione sottolineando che il mercato sottostima la potenziale generazione di capitale della banca. In particolare , secondo Bank of America Merrill Lynch ci sono quattro scenari sull’utilizzo del capitale in eccesso da parte di piazzetta Cuccia: la vendita del 3% di Generali senza un successivo utilizzo del capitale liberato; la vendita del 3% e il successivo acquisto con le risorse raccolte di una piccola società nel asset management del valore di circa 500 milioni; la vendita del 3% e l’utilizzo di tutto il capitale in eccesso per acquisire una società media sempre nell’asset management del valore di circa 2,1 miliardi; infine la vendita del 7% delle Generali finalizzata all’acquisto di un gruppo nel risparmio gestito di grandi dimensioni, all’incirca intorno a 3,1 miliardi. Questo è, a grandi linee, ciò che potrebbe accadere se venisse realizzato il piano sub holding.
Intanto Nagel ieri era impegnato a New York al Global Business Forum organizzato da Bloomberg al quale ha partecipato anche il premier italiano, Paolo Gentiloni. Il manager sarà però presto di nuovo a Milano. Domani è in calendario il patto dei soci Mediobanca. Un passaggio cruciale in vista della scadenza di fine mese, data ultima perché gli azionisti possano inviare le eventuali disdette all’accordo di sindacato. Un vincolo che, con ogni probabilità, verrà in ogni caso rinnovato con una quota compresa tra il 26 e il 28%.

Laura Galvagni
Marigia Mangano

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