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Mediobanca, patto verso la riconferma

Una stretta di mano in Piazzetta Cuccia tra il ceo di UniCredit, Jean Pierre Mustier, e l’ad di Mediobanca, Alberto Nagel, ha voluto forse smentire le voci di disaccordo al vertice tra la banca d’affari e il suo primo azionista (con l’8,56%). Al termine della riunione , durata appena una decina di minuti – all’ordine del giorno solo i conti semestrali già approvati dal consiglio la settimana scorsa – Nagel ha commentato a proposito della presenza di Mustier: «Ci ha fatto una grande cortesia a venire».
Oltre al presidente Angelo Casò e al ceo di UniCredit, ieri erano fisicamente presenti nel direttivo solo Maurizia Angelo Comneno e Carlo Pesenti. Gli altri componenti sono Tarak Ben Ammar, Marie Bolloré, Ennio Doris, Gilberto Benetton e Marco Tronchetti Provera. L’andamento dei conti – il semestre si è chiuso con utili netti per 418 milioni su 1.072 milioni di ricavi – è stato illustrato da Nagel e dal presidente Renato Pagliaro. Di altro non si sarebbe parlato. Comunque, «non si è parlato di Generali», ha dichiarato uscendo Pesenti. Anche se il tema resta caldo visto che Intesa-SanPaolo ha confermato un interesse industriale per la compagnia triestina e che ha oggi in Mediobanca il primo azionista con una quota del 13%. Le valutazioni in corso da parte della banca milanese per ora non si sono tradotte in proposte concrete che, comunque, se arriveranno – si apprende – saranno valutate, anche se la prima ipotesi prefigurata dalle indiscrezioni riportate dalla stampa – quella di un’Ops – troverebbe la contrarietà sia di Mediobanca sia di altri soci privati del Leone.
Neppure gli appuntamenti di ieri – direttivo e assemblea del patto – si sono prestati per un primo faccia a faccia tra due degli azionisti sindacati finiti ai ferri corti, Vincent Bolloré e la Fininvest, per la diatriba sorta intorno a Mediaset Premium. Bolloré, dopo essersi impegnato su Vivendi, non partecipa più alle riunioni di Piazzetta Cuccia, delegando alla figlia più giovane Marie. E ieri comunque non era presente neppure un esponente della famiglia Berlusconi.
Ad ogni modo, da fonti qualificate del patto, è arrivato il messaggio che non ci sono segnali di disimpegno da parte dei soci sindacati che complessivamente controllano il 31% del capitale di Mediobanca. «Neppure c’è l’indicazione che qualcuno entri», è stato aggiunto. Il patto è in scadenza a fine dicembre (con le eventuali disdette che dovrebbero arrivare entro il 30 settembre), ma si rinnoverà automaticamente per un altro biennio se ci sarà la conferma di almeno il 25% del capitale. Con l’assemblea di bilancio – che di tradizione si tiene a fine ottobre – scadrà tra l’altro anche il consiglio di amministrazione e dunque anche gli incarichi di Nagel e Pagliaro.
Sarà comunque l’attuale assetto dell’azionariato di riferimento – visto che il patto scade a dicembre e il cda a ottobre – a esprimere la lista di maggioranza per il rinnovo del board. Il patto di Mediobanca tornerà a riunirsi a settembre, quest’anno – appunto – in vista anche della definizione delle liste per il rinnovo delle cariche sociali.

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