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Mediobanca, patto e consiglio più leggeri

Cambia il patto di Mediobanca con l’abolizione dei tre gruppi e il prossimo consiglio dell’istituto, che verrà eletto dall’assemblea convocata per il 28 ottobre, sarà già più «leggero»: il numero massimo di componenti scenderà dagli attuali 23 a 15-18.
Ieri l’assemblea del patto ha dato il via libera alla riforma dell’accordo parasociale, che vincola il 31,06% del capitale dopo che Vincent Bolloré ha aumentato la quota dal 6,46% al 7,01% (è autorizzato a salire fino all’8%). La struttura viene alleggerita, in linea anche con la riduzione del perimetro vincolato che ha avuto luogo negli ultimi anni. La novità «storica» è appunto l’abolizione dei tre gruppi, soci bancari, industriali ed esteri (francesi). Una ripartizione che esiste dal 2003, cioè dall’ingresso nell’accordo degli azionisti guidati da Bolloré. In precedenza, a partire dalla privatizzazione del 1988, i gruppi erano due: banche e «soci privati».
La novità ha subito una conseguenza nella governance della banca: il patto designerà i propri candidati per il consiglio non più sulla base di «quote» prefissate per ciascun gruppo di soci, ma «accogliendo in linea di principio le indicazioni dei partecipanti su base proporzionale» alle azioni vincolate nell’accordo. La lista includerà due vicepresidenti: il primo indicato da Unicredit, maggior azionista con l’8,65%; il secondo «dagli altri soci su proposta del gruppo Bolloré», azionista numero due dell’istituto. L’approvazione della lista richiede la maggioranza dei due terzi ma nel caso non fosse possibile raggiungerla ciascun partecipante potrà presentarne una propria. Un’altra modifica che rende l’accordo più «light» è che i soci sindacati non parteciperanno più alla nomina dei comitati interni della banca. Il patto tornerà a riunirsi il 29 settembre per dare l’ok ai candidati per il board che dovrà essere rinnovato dall’assemblea di fine ottobre.
Le novità importanti per la governance di Mediobanca non si esauriscono però nella riforma dell’accordo. Il consiglio guidato da Alberto Nagel, che ieri ha anche esaminato il preconsuntivo, in previsione dell’assemblea ha predisposto una «relazione sulla composizione quali-quantitativa del board», con «indicazioni» ai soci e ai nuovi amministratori. Un passaggio ritenuto necessario perché Bankitalia ha emanato in maggio nuove disposizioni sul governo societario alle quali gli istituti devono adeguarsi entro il 2017. L’adozione delle nuove regole comporta modifiche statutarie che Mediobanca non può introdurre prima dell’assemblea però l’istituto ha inteso anticipare alcuni cambiamenti già in questo rinnovo e il board uscente ha dato indicazioni sulla governance.
Anzitutto i componenti il consiglio: Bankitalia indica per gli istituti il numero massimo in 15 e il board di Piazzetta Cuccia ritiene che a fine ottobre il «tetto» possa scendere da 23 previsto in statuto a 15-18, e che, sempre da statuto, fra gli amministratori cinque siano (come oggi) dirigenti del gruppo. Il consiglio uscente inoltre raccomanda al nuovo board di mettere a punto il progetto di governo societario e le relative modifiche statutarie entro ottobre 2015, le regole si potranno così applicare con il prossimo rinnovo nel 2017. In coerenza con un principio di «continuità» con le scelte finora adottate, si raccomanda il modello tradizionale di governance e la «permanenza di un congruo numero di dirigenti del gruppo all’interno di consiglio e comitato esecutivo, in linea con quanto rilevabile in altre banche internazionali». I manager dunque resteranno nel board, ma il numero attuale non viene confermato e sembra possibile si vada verso una sua riduzione.

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