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Mediobanca, parte il conto alla rovescia per il deposito liste

Come si comportano i fondi quando il consiglio presenta una lista di maggioranza? Mediamente i due terzi degli investitori istituzionali votano per quella e un terzo per la lista di minoranza dei fondi. Salvo che non arrivi una terza lista e che questa venga percepita come foriera di incognite. Nel qual caso i fondi tendono a “far quadrato” spostandosi verso la lista di categoria. Nel caso di Prysmian, che è una vera public company e ha un sistema di elezione “proporzionale”, all’ultimo rinnovo del board la lista dei fondi ha ottenuto più voti del previsto, spiazzando la terza lista di Tip.

Nel caso di Mediobanca – che il 28 ottobre rinnoverà il consiglio per la prima volta con la lista di maggioranza stilata dal cda uscente – la ”sorpresa” potrebbe essere che prevalga la lista di Assogestioni. I fondi dovrebbero depositare a metà settimana una lista di tre nomi, anche se i posti riservati alle minoranze sono due. La Blue Bell di Giuseppe Bivona e Marco Taricco deciderà il da farsi più avanti, ma per presentare una lista dovrà avere il sostegno di più dell’1% del capitale. La Delfin di Leonardo Del Vecchio che oggi detiene poco meno del 10%, tecnicamente, potrebbe pure presentare una lista di minoranza, ma – a parte il fatto che finora dall’entourage del patron di Luxottica si è sempre raffredata l’ipotesi che intendesse farlo – la cosa suonerebbe come una mossa in contrapposizione e stonerebbe di fatto con gli impegni presi in Bce per poter salire fino al 20%. Per sei mesi Delfin, che si è qualificata come “investitore finanziario”, si sarebbe cioè impegnata a non intervenire sull’assetto di governance e sul piano. A logica potrebbe appoggiare la lista di Assogestioni.

La lista del consiglio ripropone l’assetto di vertice con l’attuale presidente Renato Pagliaro, l’attuale ad Alberto Nagel e il direttore generale Saverio Vinci e inserisce solo due nomi nuovi al posto dei due consiglieri uscenti espressione del vecchio patto (Marie Bollorè e Alberto Pecci), e cioè le indipendenti Virginie Banet e Laura Cioli. Parte con l’appoggio di circa il 18% del capitale: il 12,6% del patto e il 5,6% di Vincent Bollorè. Tre anni fa la lista quasi identica – presentata dal patto che ai tempi riuniva il 30,69% del capitale – aveva ottenuto il consenso del 37% del capitale. La lista di Assogestioni – che dovrebbe riproporre tra i tre nomi anche i due consiglieri uscenti Angela Gamba e Alberto Lupoi – aveva ottenuto invece il sostegno del 27% del capitale. In assemblea era presente circa il 57% del capitale.

Quest’anno, con l’adunanza a porte chiuse, i fondi potrebbero presentarsi ancora con circa il 30% dell’anno scorso. In presenza di una terza lista, un eventuale arrocco sulla lista dei fondi che portasse Assogestioni a ottenere la maggioranza farebbe eleggere tutti e tre i candidati di minoranza e – ai sensi del nuovo statuto – il cda si formerebbe pescando dalla seconda lista (nell’ipotesi, quella del cda) i nomi a completamento della rappresentanza degli indipendenti, della minoranza di genere e del management. Tranne che per un consigliere di “minoranza” in più, la composizione non cambierebbe, ma non sarebbe un bell’esordio per la lista del consiglio. C’è tempo fino alla mezzanotte di sabato per il deposito delle liste.

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